Radio Moscow - Magical Dirt

Radio Moscow - Magical Dirt
Sinestesia è un termine abitualmente adoperato per designare il fenomeno psichico consistente nell'insorgenza di una sensazione (auditiva, visiva, ecc.) in concomitanza con una percezione di natura sensoriale diversa; solitamente mi diverto a notare se i colori di una copertina riescano a rispecchiare quelli delle sensazioni che avverto ascoltando una band, e questo è il primo termine che mi balena in testa appena clicco il tastino play del lettore e vengo travolto dal suono ruggente della chitarra di Parker Griggs, il basso roboante di Anthony Meier e la potentissima batteria di Paul Marrone.Giallo, blu, verde acido, rosso e un bel funghetto a troneggiare in primo piano sull'artwork.

Si, ma di chi stiamo parlando vi chiederete? Beh, sono tre, sono originari dell'Iowa, hanno capelli e barbe incolti, indossano i pantaloni a zampa d'elefante e hanno sulle spalle la dura missione di portare la parola del Rock nelle case di tutti coloro che ancora rimpiangono i bei anni '70. Ecco a voi i Radio Moscow.Adesso che vi siete fatti un'idea di chi stiamo parlando, passiamo alla cosa più importante: la musica. L'album (prodotto da un nome noto come Dan Auerbach, chitarra, voce e mente dei Black Keys) parte subito in quarta con l'opener "So Alone” tra riff e stop and go a là Zeppelin e un assolo che sembra uscito dalle mani del più ispirato Santana sul palco di Woodstock. La voce possente, graffiata e carismatica sostiene il pezzo e se Griggs si chiede «Will this place, ever be my home?» potrei rispondergli che la domanda è piuttosto retorica, se per "casa" intendiamo il rock duro.

L'album prosegue alla grandissima con "Rancho Tehama Airport” con il suo stacco all'unisono e il break che ricorda tanto i Deep Purple, con tanto di congas. Il riff iniziale di "Death Of A Queen", se non sapessimo che a suonarlo siano i Radio Moscow, potrebbe essere uscito direttamente dalle mani di Hendrix, fonte di ispirazione principale di Griggs. Altra chicca della prima metà dell'album è l'acustica "Sweet Lil Thing” che ci immerge in uno scenario western, basta chiudere gli occhi e lasciarsi andare per iniziare ad avvertire il caldo afoso che distorce l'aria e sentire il rumore degli speroni di un cowboy.Da questo punto in poi l'aria inizia a diventare lisergica, pregna di fumi poco salutari e visioni psichedeliche. I brani si dilatano, i suoni delle chitarre iniziano ad intrecciarsi, a ruotare su stessi, fondersi e separarsi, per poi tornare ad essere duri e concreti. Degna d'essere menzionate la conclusiva "Stinging”, acustica e blueseggiante, arrangiamento ridotto all'osso: voce, chitarra e un lievissimo accompagnamento di batteria. Una chicca che chiude splendidamente un grande album.

I Radio Moscow, arrivati ormai al loro quarto LP, senza troppi complimenti ci prendono per mano e ci trasportano in giro a bordo di un chopper, giù per la Route 66 verso i fasti irripetibili del grande rock degli anni che furono, quello degli Zeppelin, dei Deep Purple, di Jimi Hendrix, dei Blue Cheer, dei Grand Funk Railroad e dei Cream. Ma forse porre la questione in questi termini non è corretto.Le influenze ci sono, sono evidenti, palesi, e la band non fa nulla per nasconderle, non stiamo però parlando di un semplice revival di suoni e atmosfere che sanno di stantio, ma di un mood e di un feeling raro da trovare di questi tempi in cui si cerca di esagerare, di estremizzare, badando magari più all'apparenza che alla sostanza effettiva dei brani. I pezzi suonano freschi, sinceri, spontanei. Ogni brano ha il suo perchè, il suo svolgimento coerente.I Radio Moscow hanno ridotto all'osso qualsiasi velleità "sperimentale", hanno suonato quel che piace a loro, mettendoci l'anima e tanto gli è bastato per tirare fuori un grande album, forse l'album Rock (si, con la "R" maiuscola) del 2014.Pasquale VaccaroGenere: Hard Rock, Rock Psichedelico, Blues Rock, Stoner Rock

Tracklist:
  • So Alone
  • Rancho Tehama Airport
  • Death Of A Queen
  • Sweet Lil Thing
  • These Days
  • Bridges
  • Gypsy Fast Woman
  • Got The Time
  • Before It Burns
  • Stinging
  • The Nectar Reprise
  • Lineup
    Parker Griggs (chitarra e voce)
    Anthony Meier (basso)
    Paul Marrone (batteria)

    Album consigliati: Brain Cycles, The Great Escape Of Leslie Magnafuzz

    Band consigliate: Asteroid, Samsara Blues Experiment, Dan Auerbach, The Black Keys, Colour Haze, Wolfmother