Paul Gilbert - Una vita in tour

Paul Gilbert - Una vita in tour

Era il 1998 e in quei giorni si svolgeva la seconda edizione del Disma Show a Rimini; la prima edizione aveva riscosso molto successo ed era stata promossa a pieni voti nonostante portasse sulle spalle la pesante eredità del celeberrimo SIM di Milano.
Questa fiera avrebbe poi avuto cadenza annuale per un totale di 10 edizioni. Stiamo davvero parlando di altri tempi, considerando che oggi da tre anni manca un evento nazionale che rappresenti ufficialmente il settore degli strumenti musicali!

Comunque sia, io facevo parte di Mogar Music e gestivo gli eventi legati alla sala demo all'interno dello stand. Ricordo che quell'anno la band con cui dimostravamo i prodotti era composta da me e Cesareo alle chitarre, Gianni Cicogna al basso, Roberto Gualdi alla batteria e Graziano Romani alla voce, un quintetto molto rock insomma. Oltre a noi c'erano poi vari altri artisti. Ricordo tra gli altri Don Auten per le chitarre acustiche Gibson, Zakk Wylde che promuoveva sia Gibson che il suo album acustico e, stella legata a Ibanez e a Laney, Mr. Paul Gilbert!

Paul viveva in quegli anni l'apice della sua fama. Era reduce dai successi in classifica con i Mr Big, inoltre era assolutamente uno dei chitarristi più osannati del momento. Inutile dire che il suo arrivo era atteso con grande trepidazione dai suoi fans più accaniti.
Gilbert aveva due versioni, quella off stage e quella on stage, molto diverse tra loro. Prima di salire sul palco portava dei vestiti normalissimi, dei pantaloni in velluto e una T-shirt che risultava decisamente corta sulla sua figura di circa 2 metri. Per le sue esibizioni, invece, aveva dei pantaloni leggermente a zampa d'elefante arancioni e una camicia abbinata con un sacco di agrumi stampati, un look decisamente vivace e solare! Come una brava massaia, ogni sera in hotel lavava il tutto e lo stirava il giorno dopo, pronto per una nuova esibizione!

Paul Gilbert - Una vita in tour

Paul ha sempre avuto un approccio molto friendly durante le clinics, unendo alle sue performance una giusta dose di simpatia e di show in perfetto stile americano. Le prime due esibizioni avrebbero avuto luogo in un auditorium all'interno della fiera, luogo in cui era allestito un palco ad uso comune per tutti i distributori che avessero voluto utilizzarlo per i loro artisti più importanti.

Aveva chiesto di trovare una testata Laney GH100L con una cassa 4x12", per il resto si sarebbe portato il resto della strumentazione necessaria. A livello di effettistica utilizzava due pedali Boss, un delay e un chorus, collegati nel loop della testata. I suoi suoni erano semplici: impostava sulla testata monocanale un suono crunch adatto a riff e ritmiche, poi usava il Boost della testata per dare la spinta di gain necessaria a fare i soli e a rendere il suono più carico e aggressivo. Per i suoni puliti abbassava il volume della chitarra e la sua dinamica, fine. In questo modo aveva i tre suoni che gli servivano per le clinic ma, in realtà, anche per tutto ciò che faceva con i Mr. Big.

La chitarra merita una menzione speciale. Si trattava infatti della PGM90HAM, il modello realizzato in occasione del 90° anniversario di Hoshino, l'azienda giapponese che produce Ibanez. Per quella ricorrenza erano state realizzate delle finiture speciali per i modelli signature degli artisti di punta, allora si trattava di Paul Gilbert, Steve Vai, Joe Satriani e John Petrucci.

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Il modello di Gilbert aveva una tavola in acero fiammato ed aveva una finitura blue sunburst molto bella, inoltre il body era contornato da un binding in abalone, forse un po' pacchiano, ma secondo me davvero elegante. I pick up bianchi rendevano lo strumento meno formale, un po' più sportivo insomma. La somma di tutto ciò dava un suono molto convincente, grazie soprattutto alle manine del buon Paul ovviamente.

Il volume di palco di Gilbert era davvero devastante! La GH100L è una testata da 100watt vecchio stile, di quelle cioè in cui 100 watt sembrano il volume più alto riproducibile al mondo. Il suono era davvero bello, con tutte quelle caratteristiche di attacco e di dinamica che si ottengono utilizzando un amplificatore a valvole nel suo range di potenza ideale, una vera goduria! Il fatto è che dopo una clinic rimaneva un fischio delle orecchie fino al giorno seguente...

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Qui va aperta una parentesi obbligatoria! Fermo restando che un tamarro come me non ha nulla contro il volume, anzi... sottoporsi costantemente ad alti volumi danneggerà inevitabilmente il nostro udito. Il problema è che, quando ci si rende conto di avere un problema, è già troppo tardi, l'udito è già stato compromesso, spesso in maniera irreparabile.
Purtroppo questo è quanto occorso a Paul Gilbert. Anni di abuso di un volume molto alto l'hanno portato ad essere quasi completamente sordo in un orecchio e a poter disporre di una misera percentuale dell'udito nell'altro.
Questo è davvero orribile per un musicista! Ricordo che la prima volta che l'avevo incontrato dopo aver appreso del suo problema uditivo, mi aveva confermato di aver avuto un danno piuttosto serio, però stava cercando di salvaguardare quanto gli era rimasto e, grazie a ciò, riusciva ancora a godersi la sua passione per la musica.
Per darvi un'idea della situazione, mi diceva che spesso ascoltava musica che conosceva bene, perché in questo modo nei momenti in cui non sentiva delle parti, poteva contare sul fatto di sapere cosa sarebbe successo in quel momento.

Oggi Paul porta degli apparecchi acustici che lo stanno aiutando molto, però sarebbe sicuramente molto meglio poter contare su un udito intatto. La sua esperienza deve servire a tutti noi per imparare a rispettare e proteggere le nostgre orecchie, perciò consiglio a tutti di abituarsi ad utilizzare dei tappi acustici ogni volta che ci si trovi a doversi esporre ad un volume molto alto.

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Tornando alle clinic di Paul, in quel periodo era uscito il suo primo album solista King of Clubs, perciò proponeva i brani in esso contenuti, compresa una sua versione di un brano delle Spice Girls. Ho sempre apprezzato questo lato di Gilbert. Nonostante sia sempre stato visto come una rockstar, non ha mai avuto l'esigenza di dover rispettare i clichet del rock in ogni cosa che facesse. Ha sempre suonato qualunque cosa gli piacesse, senza pensare a come il pubblico l'avrebbe etichettata.
Quelle clinic hanno rappresentato per me un modo per vedere molto da vicino come suonava il chitarrista con la pennata alternata più terrificante del momento... davvero un'esperienza notevole! Paul ha una tecnica davvero fantastica, ma ha anche un timing e un groove davvero invidiabili. Sulle parti soliste ti stende al primo round, ma sentirgli suonare dei riff, delle ritmiche, è altrettanto coinvolgente.

Dopo le esibizioni in fiera, eravamo partiti per altre tre clinic in Italia, precisamente a Pisa, a Bologna e a Milano. Tutti gli eventi avevano riscosso un grandissimo successo. Allora non esisteva YouTube, perciò queste erano le uniche occasioni in cui si poteva incontrare ed ascoltare artisti simili dal vivo.

Paul Gilbert - Una vita in tour Paul Gilbert - Una vita in tour

Dopo questa "campagna d'Italia", Gilbert è mancato nel nostro paese (parliamo di clinic) per oltre 10 anni, il che ha creato una notevole richiesta per quando, finalmente, si è deciso a ritornare a deliziare i chitarristi nel nostro paese. Nel frattempo sono cambiate tante cose, è cambiata la figura del Guitar Hero, è cambiato il ruolo della chitarra nella musica più popolare, perciò un certo tipo di genere musicale strumentale si è sempre più rivolto ad una nicchia di appassionati, ridimensionando quindi la fama e l'influenza dei suoi artisti più rappresentativi.

Paul ha accettato e attraversato con grande serenità questo passaggio, trasmettendo il fatto di essere appassionato innanzitutto della musica e della chitarra, perciò suonerà sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione anche nel caso in cui nessuno al mondo vorrà più ascoltare una sei corde.
Il fatto stesso di proporre negli ultimi anni delle clinic in cui esegue delle cover, fa capire quanto ami divertirsi tributando le sue influenze principali, senza curarsi di dover per forza promuovere il suo album più recente. Chi lo segue potrà acquistare la sua musica ovunque, ma dal vivo ama divertisti come fosse in una band del liceo, tra l'altro con lo stimolo di dover suonare ogni volta con una sezione ritmica locale, una vera sfida e anche un elogio alla bellezza di poter comunicare tramite la musica con tanti musicisti diversi.

Nei primi anni della sua collaborazione con Ibanez, Gilbert ammetteva con grande umiltà di non sapere nulla su come una chitarra andasse costruita, perciò lasciava ad Ibanez il compito di progettare uno strumento performante, mentre si dedicava solo alla parte estetica dello strumento. I suoi tagli a F dipinti sulle varie finiture uscite negli anni sono ormai un vero trademark del modello Paul Gilbert.
Successivamente però Paul ha voluto addentrarsi in un ambito più tecnico ed ha firmato degli strumenti costruiti su sue specifiche che, personalmente, ritengo davvero validi. Qualche esempio? I pickup DiMarzio Injector sono sicuramente un'alternativa molto originale per una strat style. Il suo pedale Fuzz Universe costruito da Majik Box è secondo me uno degli overdrive + booster più efficaci in commercio. Il suo Airplane Flanger contiene una funzione pensata dallo stesso Paul che, tra l'altro, riesce ad inserire nei suoi brani con gran gusto.

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Da quel 1998 ad oggi ho incontrato Paul parecchie volte e l'ho sempre trovato musicalmente molto in forma. Spesso, soprattutto quando un artista è in circolazione da parecchi anni, si tende a darne per scontato il livello musicale e si cercano piuttosto nuovi astri nascenti che sconvolgano il mondo della chitarra, però ogni volta che si ha la possibilità di rivedere dal vivo gente come Gilbert, ci si ricorda che questi musicisti sono e rimangono dei capiscuola, dei talenti unici sempre dannatamente distanti dal nostro livello, perciò la cosa migliore è sempre sedersi e godersi quegli istanti di grande musica!

Stefano Sebo Xotta

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Foto di Orazio Tuglio ed Alex Ruffini