Naomi Punk - The Feeling

Naomi Punk - The Feeling
Risiede fondamentalmente nel sound il punto forte di un progetto senza dubbio intrigante come quello dei Naomi Punk, brillante trio di Olympia ancora troppo poco conosciuto in Italia ma ben considerato, come del resto è giusto che sia, negli States.

The Feeling
, nuovo Lp rilasciato dalla band per la Captured Tracks e anticipato dal vibrante singolo Burned Boy, si contraddistingue proprio per un registro sonoro tanto suggestivo quanto efficace e incalzante. La loro musica è d’impatto, bruciante, praticamente immediata e per nulla artefatta. La formula, coerentemente applicata su tutti i nove componimenti inediti presenti in scaletta, è la seguente: chitarre elettriche taglienti, distorte, acidognole e al contempo aspre (strapazzate e viscerali in pieno stile grunge), voci effettate e batterie percosse a dovere, incastonate in brani non certo ambiziosi, caratterizzati piuttosto da strutture semplici e quindi non proprio articolate. A ciò si aggiunge un’attitudine tendenzialmente lo-fi che fornisce spesso e volentieri un tocco garage al tutto, sfiorando, alle volte, sia momenti di autentico e crudo punk blues, sia improvvisi cenni di psichedelia magari neanche troppo cercata.

Dunque gli ingredienti per un’ottima produzione ci sono tutti. Il disco in effetti ingrana subito, e convince già al primo ascolto. I pezzi sono discreti, accattivanti: hanno un bel tiro insomma. Ed è quindi un piacere ascoltarli, anche perché denotano atmosfere in linea con quelle create oggi da altre band e colleghi di spicco dell’indie rock nordamericano, debitrici e debitori in ogni caso di quelle sfumature già ampiamente elaborate dagli storici gruppi statunitensi d’inizio anni Novanta, appartenenti ad un determinato filone musicale. È chiaro quindi che The Feeling, grazie alla sua immediatezza e al suo spirito in parte lisergico e in parte esplosivo, sia un qualcosa da non snobbare affatto. Si tratta del classico disco in grado di conquistare i rockettari esterofili alla caccia di gruppi di spessore, non necessariamente “ipertecnici” quanto, piuttosto, pragmatici.
 


Eppure un difetto The Feeling ce l’ha. E forse non è nemmeno troppo lieve, veniale: alla lunga, purtroppo, questo lavoro rischia di annoiare. Perché? Sembrerà un po’ banale, ma le canzoni, per quanto trascinanti e graffianti, finiscono infatti per assomigliarsi un tantino troppo. E se questo da un certo punto di vista può essere inteso come un discorso, un obiettivo di omogeneità e coerenza, sotto un altro aspetto può invece essere letto come un qualcosa di abbastanza ridondante. Sicuramente il merito dei Naomi Punk sta nell’aver individuato e fatto proprio un suono, un marchio di fabbrica, convincente ed irresistibile; tuttavia il demerito, se così vogliamo chiamarlo, risiede nell’essersi adagiati troppo su questa “trovata” e sul non aver, almeno in questo cd, provato ad arricchire i pezzi con espedienti e soluzioni variegate.

Chissà, magari avvalendosi di qualche strumento in più in fase di registrazione Travis Coster e soci avrebbero potuto dare impronte meno prevedibili ad alcune canzoni in ogni caso già potenzialmente valide in partenza. Questa è dunque l’unica critica che si può fare ad un progetto comunque molto bello, destinato – si spera – ad ottenere un buon seguito anche nel nostro Paese nei prossimi anni. In The Feeling si scorgono elementi che alle volte sembrano rimandare agli irresistibili Autolux di Future Perfect, piuttosto che ai primissimi Pavement o ai White Stripes meno pacchiani e poppettoidi. L’essenzialità a livello di arrangiamento comporta automatici, nonché spontanei, collegamenti con i canadesi Japandroids. E spesso si rintracciano addirittura echi di Kills, specialmente quelli più ruvidi e meno contaminati in senso elettronico.

Ora sarà però curioso vedere se e come i Naomi Punk riusciranno a maturare nel futuro immediato; se saranno in grado di aprirsi a maggiori possibilità sonore o se invece vireranno ancor di più verso una drasticità del suono magari ammaliante ma non certo redditizia a lungo andare.

Alessandro Basile 

Genere: Indie/Garage Rock

Lineup:
Travis Coster – voce, chitarre
Neil Gregerson – chitarre
Nick Luempert – batteria

Artisti simili consigliati: The Kills, Autolux, Yeah Yeah Yeahs, The Japandroids, VondelparkTracklist:
1. Voodoo Trust
2. The Spell
3. CLS + Death Junket
4. Trashworld
5. Burned Boy
6. Gentle Movement Toward Sensual Liberation
7. The Feeling
8. Eon Of Love
9. The Buzz