Mark Tremonti parla del nuovo album Dust

Mark Tremonti parla del nuovo album Dust

Se gli Alter Bridge sono fortemente caratterizzati dalla presenza di Myles Kennedy, nella band che porta il suo nome Tremonti fa chiaramente confluire molte delle sue velleità artistiche sia come chitarrista che come cantante e songwriter; l'importanza di scrivere la giusta melodia per la voce qui è alla pari con l'espressione delle sue iniziali influenze thrash metal.

Mark Tremonti parla del nuovo album Dust

Mark è nel momento più critico della lavorazione del nuovo album degli Alter Bridge ed è costretto a rimandare più volte le interviste per la promozione di Dust, ma alla fine riusciamo a contattarlo telefonicamente. La seconda tranche dei pezzi scritti assieme a quelli di Cauterize offre la possibilità di un aggiornamento sul lavoro di un musicista che occupa un posto importante nella storia di hard rock e metal degli ultimi vent'anni.

La title-track "Dust" è una delle canzoni più intense dell'album con un grande assolo. Una delle cose che piacciono di più nel tuo stile chitarristico è la riconoscibilità...

È una canzone che ho conservato appositamente per il secondo disco perché volevo una buona title-track. Contiene uno dei miei assolo che amo di più con uno dei chorus più belli... è fra le prime su cui ho lavorato quando abbiamo iniziato a mettere assieme l'album.

Abbiamo molto apprezzato la forza di brani come "Once Dead", "Betray Me", "Rising Storm"... nelle tue pubblicazioni soliste il lato heavy si sprigiona con maggiore violenza rispetto agli Alter Bridge, ma non per questo perdi mai di vista la componente melodica. Pensi anche tu che la ricerca costante di questo equilibrio sia il tratto fondamentale del tuo songwriting? Quali sono le principali band che hanno influenzato i due poli, quello metal e quello melodico?

Beh, questo è esattamente quello che cerco di fare, mettere assieme le due diverse influenze... direi che la parte heavy è partita dai Metallica e poi mi sono innamorato di Celtic Frost, Slayer, Death Angel, band come Bad Brains, Black Flag, Testament, cose di questo tipo... Ma prima di tutto questo le mie maggiori influenze provenivano da quello che ascoltavano i miei genitori quando ero più piccolo, cose degli anni settanta come Rod Stewart, Gerry Rafferty (chi ricorda il sax evocativo di "Baker Street"?, n.d.r.)... e anche degli anni ottanta come Journey o altra musica che sentivamo dalla radio... Anche queste sono fra le mie influenze principali.

Mark Tremonti parla del nuovo album Dust

Gerry Rafferty è una citazione piuttosto singolare pensando alla musica che fai oggi...

(ridacchia) Yeah!

Rispetto al solidissimo debutto di All I Was i Tremonti che hanno dato alla luce questa coppia di album sembrano avere una fisionomia ben più definita e l'organico è diventato sempre più compatto, solido; l'arrivo di Wolfgang Van Halen al basso ha contribuito a questo?

Oh, Wolfgang è un ottimo bassista e canta molto bene, ma credo che in generale stiamo cercando di diventare sempre più tosti e compatti come band... penso che nel primo album abbiamo scoperto ciò di cui eravamo capaci e dopo abbiamo cercato di andare oltre con Dust e Cauterize.

Parlando di Dust e Cauterize, puoi spiegare di nuovo il legame che lega i due album e la scelta di attuare un doppio progetto rispetto, magari, a un unico doppio disco? Come hai selezionato i brani per formare l'uno e l'altro album?

È solo che due album assieme sembravano troppo materiale da digerire per la gente, così ho deciso di dividerli in due dischi separati. Non volevo che nessuna canzone andasse persa o finisse in secondo piano rispetto ad altre... era semplicemente troppa musica da pubblicare in un colpo solo.

Che ci dici del suono? Quali cambiamenti ci sono stati nel tuo setup in queste registrazioni?

Non molto, credo che le uniche novità riguardino gli amplificatori, in questo caso un Van Weelden Twinkleland per le chitarre clean e un PRS Archon per alcune delle cose distorte, in aggiunta a ciò che porto di solito, un Bogner Uberschall e un Mesa Rectifier.... e anche un Cornford RK100. Faccio un mix del suono di questi ampli.

E le tue PRS firmate, ovviamente... c'è qualcosa di nuovo nella linea che porta il tuo nome?

Ci sono molte cose in ballo, ma quella che speriamo di presentare ufficialmente quest'anno è una Baritone Hybrid, una chitarra baritona studiata per permettere di suonare anche fraseggi solisti grazie al tipo di scala che permette di usare una corda Sol liscia. In questo modo è possibile accordare molto, molto bassi anche fino a Do naturale e suonare normalmente con i bending e tutto il resto, a differenza delle altre chitarre baritone.

Sembra molto interessante... certo, è stato un incontro fortunato quello che hai avuto all'inizio con Paul Reed Smith, diventando uno dei suoi primi endorser...

Il secondo, all'epoca eravamo io e Carlos Santana! Sì, con Paul è nato un rapporto molto valido.

Cosa ci puoi dire della lavorazione del nuovo album di Alter Bridge? Ci sembra di capire che queste interviste avvengano nelle pause della lavorazione...

Sì, infatti sto per salire in macchina e tornare in studio. Oggi dovrei riuscire a finire le mie chitarre... ieri ho registrato i miei due ultimi assolo e oggi dovrei sovraincidere alcune acustiche e a quel punto rimangono solo delle voci. A parte le mie armonizzazioni e le voci soliste di Myles (Kennedy) abbiamo quasi finito.

Quando è prevista la pubblicazione?

Speriamo di riuscirci per settembre.

Leggi la recensione dell'album Dust a cura di Francesco Cicero

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