Le pantofole di Brian May

Le pantofole di Brian May

Abbiamo pescato di nuovo nel grande archivio di Chitarre e in questa seconda puntata ci concentriamo su uno dei maggiori protagonisti della chitarra rock, Brian May dei Queen; lo abbiamo incontrato in un momento piuttosto interessante per la band e per il mondo della musica in generale.

Le pantofole di Brian May

Il 1989 è un anno importante per tante ragioni, quello della caduta del muro di Berlino, celebrata il 10 novembre nella città tedesca dai Pink Floyd con l'esecuzione live di The Wall, e in cui il Sud Africa ha inaugurato una politica di apertura verso l'abolizione dell'Apartheid.
Per le classifiche musicali è l'anno di "Like a Prayer" di Madonna e di "Another Day In Paradise" di Phil Collins, di Flowers In The Dirt di Paul McCartney e dell'album omonimo degli Extreme
Nello stesso periodo Prince firma la colonna sonora di Batman e gli Aerosmith pubblicano Pump, Bob Dylan Oh Mercy, John Lee Hooker The Healer ed Eric Clapton Journeyman. Non male.

Nel 1989 c'erano anche i Queen con The Miracle e il singolo "I Want It All" che conquistava i primi posti delle classifiche diventando uno dei loro più potenti hit.
Quando abbiamo incontrato Brian May - a qualche anno di distanza dal successo planetario dell'esibizione al Live Aid e dal successivo grande tour negli stadi per l'album A Kind Of Magic - era fresco reduce da una pesante crisi matrimoniale e dalla scoperta dell'AIDS di Freddie Mercury.
Si può dire che il nome del nuovo disco, The Miracle, fosse augurale: in quel momento un piccolo miracolo sembrava quasi necessario per riportare i quattro musicisti tutti assieme sul palco...

Le pantofole di Brian May

Cronache d'epoca

Quando stai per incontrare un vero e proprio idolo del mondo del rock e della chitarra non può mancare l'emozione. Finché non si apre quella porta non sai chi ti troverai veramente davanti, che tipo di persona affronterai... spesso l'immagine costruita attraverso dischi e filmati è completamente diversa dalla realtà.
Con queste premesse, la visione di un Brian May sorridente, gentilissimo e... in pantofole è quanto meno inattesa. Ma questo è il mondo del rock, mai dare nulla per scontato, non tutti hanno bisogno di sentirsi maledetti per suonare come angeli...

Ecco qualche estratto dalla nostra piacevole chiacchierata dell'epoca. Si parla anche di "pezzi di nastro" e di monetine, ma sempre con eleganza e gentilezza.
Very english, indeed…

Le pantofole di Brian May

PULISCI IL SUONO

Non usi alcun tipo di overdrive?

BM: Tra lo strumento e I'ampli uso sempre un piccolo pedale treble-booster che ho costruito io stesso. È molto semplice, un solo transistor, e taglia le basse frequenze per pulire un po' il suono ed evitare che l'ampli spernacchi troppo (imita con la bocca...).
Poi c'è un vecchio chorus stereo, della Roland, credo, da cui il segnale pulito e quello effettato si separano per andare a due AC 30 diversi, permettendomi di ottenere un vero effetto di intermodulazione tra i due. Questo è il mio suono base.

E la coppia di delay che hai usato in vari momenti?

BM: A volte li porto ancora con me. Fino a qualche tempo fa erano due Echoplex, unità di eco meccaniche, oggi sono moderne unità stereo di cui non conosco neanche la marca, non mi interessa. Ogni tanto poi, per puro divertimento, mi porto sul palco anche un harmonizer: ho usato quell'effetto sulla bonus-track del CD.
Un'idea molto semplice e mi colpisce che nessuno, che io sappia, l'abbia mai sfruttata: ho preso due harmonizer regolandone uno sulla terza maggiore e I'altro sulla quinta e ho usato il suono derivante dalla somma dei due. Grande! Una cosa molto stimolante... Forse lavorerò ancora su queste cose come alla fine dell'ultimo tour, in cui eseguivo un pezzo da solo con l'aiuto dell'harmonizer.
Il problema con questi effetti è che bisogna stare molto attenti, cercare di arrangiare tutto in precedenza per evitare troppi casini tra le note.

UNA MONETA DA SEI PENCE

Con un plettro così rigido usi una pennata alternata o solo colpi verso il basso come alcuni chitarristi?

BM: Oh, alternata... Ed è molto particolare perché se la tengo in questo modo... (cerca in tasca una delle monetine), ecco... (la superficie è piatta contro la corda) il suono è pulito, se invece la giro leggermente (il contatto avviene con il bordo zigrinato della moneta) gratta, dandomi un tipo di suono raschiante che amo molto.
La tengo anche piuttosto morbida tra le dita e mi trovo a mio agio con la rigidità della moneta: non mi piace toccare le corde con qualcosa di flessibile. Preferisco un contatto completo.

E in tutto ciò continui ad usare corde molto sottili, .008?

BM: Già...

Una combinazione inusuale...

BM: Sì, ma funziona bene!

Le pantofole di Brian May

IL FRUSCIO DELL'AMPLI

Nella registrazione dell'ultimo album hai usato qualche accorgimento particolare nel posizionamento dei microfoni rispetto all'amplificatore?

BM: In generale non amo molto il suono dell'ambiente, penso che faccia perdere in definizione. Preferisco tenere il microfono quasi a contatto con i coni ed è incredibile in questo senso quanto influisca sulla timbrica uno spostamento anche minimo: un centimetro a sinistra o a destra può cambiare il suono totalmente! La mia tattica consiste nel fare diversi tentativi di posizionamento fino a ottenere quello che voglio.
Dopo tanti anni, sono ormai abituato a distinguere il punto ideale per il microfono dal tipo di fruscio dell'ampli in cuffia! (n.d.r.: da notare che fonti bene informate segnalano la presenza perlomeno  di un secondo microfono, un Sennheiser 421, posizionato dietro l'ampli.)

DATEMI UN PEZZO DI NASTRO!

Se dovessi scegliere tra i brani del disco quello in cui hai suonato l'assolo più bello?

BM: Hmmm... forse "The Invisible Man". È un assolo piuttosto incazzato, pieno di cattiveria, uno dei tanti momenti di tensione dell'album.
Mentre gli altri stavano lavorando sull'arrangiamento del pezzo mi sono sentito all'improvviso pieno di energia e ho detto: "Basta! Non m'importa se non avete finito la canzone: voglio suonare ora. Datemi un pezzo di nastro!" L'ho messo giù in un paio di take...

MEGLIO SOLI CHE...

Non hai mai sentito il bisogno di un altro chitarrista alle tue spalle nel gruppo?

BM: Sì, qualche volta all'inizio. Perché sul palco ti senti veramente nudo, la differenza fra quando suoni accordi e quando fai un assolo...

Anche per riprodurre dal vivo alcuni overdub che sfrutti sui dischi...

BM: Certo. Ma penso che spesso siano tutte paranoie dei musicisti, perché in realtà quando ascolti ti concentri su uno strumento alla volta. E poi così non ho il problema di evitare sfasature rispetto a un'altra ipotetica chitarra.
Quando sono andato a vedere gli Who c'era una strumentazione così vasta fra tastiere e il resto che riuscivo con difficoltà a individuare il suono della chitarra di Townshend e questa è una cosa che non sopporto.
Penso che, per quanto è possibile, sia sempre meglio avere sul palco il minor numero di musicisti e poi, ormai, sono abituato a questo tipo di formazione...

Le pantofole di Brian May

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