Keith Emerson

Keith Emerson

Keith Emerson si è tolto la vita nella notte dell'11 marzo scorso, nella sua casa di Santa Monica, a Los Angeles: la depressione causata dai problemi legati all'uso del braccio destro ha avuto il sopravvento, peraltro a pochi giorni dalla partenza del tastierista inglese per un tour in Giappone. La notizia ha gettato nello sconforto molti appassionati e fan italiani, me compreso, che in queste ore hanno testimoniato il loro affetto attraverso i social network.

Keith Emerson

Anche noi di MusicOff rendiamo omaggio a Keith Emerson e il suo genio, proponendo tre testimonianze di altrettanti musicisti e appassionati italiani fortemente influenzati dal suo estro e la sua musica: se Max Tempia e Gianluca Tagliavini ci regalano una visione di Keith Emerson sotto il profilo tecnico e didattico, il ricordo di un fan come Paolo Dolfini è più intimo, legato alle emozioni all'ascolto degli album e dei successivi incontri con il tastierista inglese, durante le sue trasferte in Italia.

Keith Emerson

Max Tempia

Keith Emerson è stato un artista completo, unico e non paragonabile ad altri grandi del suo periodo, perché ha saputo prendere dal tempo in cui ha vissuto degli spunti che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio, un percorso ben preciso; egli fa parte di quell'olimpo di tastieristi che hanno aperto una strada, creando le basi per i musicisti di oggi in ambito tecnico, musicale e compositivo. Emerson è arrivato in un'epoca in cui i gruppi rock erano basati fondamentalmente sulle chitarre, ma lui con i Nice fece emergere nel suono di una band l'organo Hammond, il pianoforte e il sintetizzatore.

Keith Emerson

Oltre alla grossa preparazione musicale, uno dei grandi doni che aveva Emerson era la capacità di arrivare a un suono, perché oggi con un sintetizzatore moderno è un attimo ottenere un suono multitimbrico, ma all'epoca il synth era monotimbrico e monofonico: lui è diventato celebre per le sue timbriche "Unison", dove stratificava due suoni di strumenti diversi grazie alle sue mani, ma anche per i contrappunti Hammond e Moog o piano e organo.
Io ho sempre ammirato la sua capacità di essere "polipo" sulle tastiere, e non solo io, perché a quelli cresciuti nel suo periodo è sempre piaciuto imitarlo, magari circondandosi sul palco con un setup formato da diverse tastiere per precisi scopi, dove il "balance" dei suoni lo decidi ancora tu con le mani e qualche pedale. Nel caso di Emerson, questa gestione manuale del setup assume un ruolo ancora più affascinante, perché penso a quei concerti con l'orchestra filarmonica dove suonava con gli EL&P i brani di "Pictures At An Exhibition" o "Tarkus", di cui consiglio caldamente l'ascolto; questi sono alcuni particolari che, a mio parere, hanno reso Keith Emerson un personaggio unico nel suo genere.

Keith Emerson

Oltre ad essere un bravo compositore, Keith Emerson è stato anche un grande arrangiatore, e queste sfaccettature del suo carattere gli hanno consentito, anche in periodi se vogliamo più commerciali della sua carriera solista, di riscoprire e portare nuovamente al successo piccole chicche come "Honky Tonk Train Blues" o "Maple Leaf Rag" di Scott Joplin, quest'ultima peraltro in La bemolle e - contrariamente a quanto si pensi - molto più difficile da eseguire della prima (in Sol ndr).
L'ultima volta che l'ho visto all'opera risale al luglio del 2006 in un concerto a Roma, e notai quanta fatica fece con le mani a suonare alcune parti di pianoforte complesse dei suoi brani, ma riuscì ugualmente a entusiasmare il pubblico, suonando anche l'Inno di Mameli, per celebrare la vittoria dell'Italia ai Campionati Mondiali di Calcio.  

Keith Emerson

Gianluca Tagliavini

Leggendo sul web le varie dimostrazioni di affetto lasciate in queste ore, mi rendo conto che Keith Emerson ha insegnato a tanti pianisti, tastieristi e anche addetti ai lavori, come si può suonare uno strumento sia dal lato tecnico, sia dal lato compositivo e in termini di arrangiamento, andando a mescolare le carte di vari generi musicali quali la classica, il jazz e il rock.
Concordo sul fatto che Keith Emerson nelle tastiere in termini di ricerca sonora si può paragonare all'apporto fornito da Jimi Hendrix ai chitarristi, perché li accomunava un bagaglio tecnico enorme: così come Hendrix suonava con i denti o dava fuoco alla chitarra, l'ego di Emerson lo spingeva dal vivo a infilare i pugnali tra i tasti dell'Hammond, oppure a rovesciare l'organo per manipolarne il riverbero e ottenere degli effetti particolari, tutti "fuori programma" che in un'esibizione ti puoi permettere solo se hai una grossa padronanza dello strumento.

Keith Emerson

Non perdiamo di vista che all'epoca c'era poco in termini di strumenti per il pianista/tastierista, e con quel poco dovevi ingegnarti: per esempio, ai tempi dei Nice Keith Emerson con un plettro sfregava le corde nelle ottave più basse del pianoforte, e mantenendo il pedale aperto faceva risuonare le corde per simpatia, per ottenere un effetto "grattato" dal suono profondo e molto particolare.
Keith Emerson resta anche un punto di riferimento in termini di costruzione del suono: fu tra i primi a veicolare il segnale dell'Hammond con un amplificatore per chitarra all'epoca dei Nice, e in seguito sperimentò questa soluzione anche con il sintetizzatore modulare Moog, e un sistema dedicato della Wem per ottenere un suono particolare, che veniva microfonato e inviato all'impianto PA; quella piccola dose di distorsione che percepisci nel Moog in album quali "Pictures At An Exhibition" è frutto di questa ricerca sonora.

Keith Emerson

Purtroppo in radio la sua musica passa sempre meno, ma in ambito didattico il lavoro compiuto da Keith Emerson sono convinto rimarrà per molto tempo, perché la potenza espressiva e le articolazioni presenti nei suoi brani spingono ancora oggi i giovani tastieristi a studiarli. Riguardo al suo rapporto con Robert Moog, ricordo che quest'ultimo fece recapitare nello studio di Emerson uno dei primi esemplari del suo mastodontico Modular, che per l'artista fu una vera palestra, perché non sapeva nulla di VCO, VCF o VCA, quindi iniziò a sperimentare e i risultati sonori ottenuti lo spinsero a portarlo nel giro di poco anche sul palco.
Se vogliamo, a Keith Emerson si deve la nascita del progenitore dell'odierno preset nel sintetizzatore, perché durante la tournee di "Tarkus" chiese a Robert Moog di studiare un sistema per cambiare velocemente un suono sul Modular: il tecnico americano realizzò una serie di moduli aggiuntivi, dei veri e propri mini sintetizzatori collegati direttamente al sintetizzatore principale, in cui Emerson poteva creare una manciata di suoni da richiamare velocemente sul palco.
Il mio setup è fortemente influenzato da Keith Emerson, perché come lui amo circondarmi di tastiere per precisi compiti durante i miei live: non si tratta di esibizionismo, bensì della necessità fisica di avere un controllo totale sui suoni impiegati, rimanendo concentrati sull'esecuzione.

Keith Emerson

Se volete saperne di più di Keith Emerson c'è la sua autobiografia (Lucky Man. Autobiografia di un tastierista rock), dove racconta per esempio l'adolescenza passata a far serate con l'Hammond e i Nice: Emerson dormiva nel furgone, sopra l'organo, con tanto di cuscino e copertina al rientro dai concerti, e arrivato a casa obbligava la band a riportare silenziosamente l'organo in salotto, per non svegliare i genitori. Il libro comprende inoltre una serie di capitoli dedicati agli anni dei successi con gli EL&P, i problemi con le droghe e le frequentazioni curiose con altre star del rock coltivate durante i suoi soggiorni alle Bahamas: ne consiglio caldamente la lettura.

Keith Emerson

Paolo Dolfini

Non so per quale intima ragione Keith Emerson abbia deciso di separarsi da questo mondo, ma so che il suo ricordo non si separerà mai da me, perché ha influenzato profondamente la mia vita musicale di adolescente, come credo quella di migliaia di altri ragazzi dell'epoca.
Entrai in contatto con la sua musica nel 1971, grazie a un compagno di classe munito di cassetta del primo album degli EL&P. Quella musica non era simile a nulla di quanto avevo ascoltato prima (prevalentemente Beatles, classica e il pop di allora). Fu un vero shock. Una volta scoperto il tizio, tentai di saperne di più comperando Elegy dei Nice, e scoprendo che Bach e il rock potevano convivere e che forse erano anche parenti.

Keith Emerson

Solo chi appartiene alla mia generazione sa quanto fosse difficile in quegli anni raccogliere le informazioni: le domande "cosa suona" e "come fa ad avere quei suoni", all'epoca con pochissime risposte, mi stimolarono alla conoscenza del mondo della musica e della tecnologia dei suoni e degli strumenti, che continua ancora oggi. Ed è colpa sua.
Quando poi uscì Tarkus, il primo ascolto fu carico di enormi aspettative, e l'impatto con quel suono di organo Hammond così secco, con quelle percussioni così tirate, quel Moog così prepotente, quei tempi che non sapevo ancora si chiamassero dispari e quelle armonie che non ero in grado di comprendere, ma che piacevano molto, crearono una fascinazione totale e stravolgente. Da quel momento Keith entrò nel mio Pantheon personale, con tanto di foto appesa in camera, accanto ad altri eroi dell'epoca.

Keith Emerson

Col tempo gli dei scendono dall'Olimpo e in questi ultimi anni ho avuto il grande piacere di incontrarlo tre volte e, anche se per pochissimo tempo, scambiare qualche parola con lui... ricordo una grande cortesia britannica, nessuna spocchia da rockstar e un magnifico sorriso. Aveva un grande sense of humour, e quando gli ho chiesto di autografarmi il libretto del concerto del 1973, mi disse :"ma davvero hai tenuto questo per tutti questi anni?" Sembrava stupito che ci fosse ancora qualcuno che potesse tenerci.
Ancora adesso, quando ascolto "Karn Evil 9", a 8'40" mi viene l'impulso di alzarmi dalla sedia per girare il disco...

Keith Emerson