John Frusciante - PBX Funicular Intaglio Zone

John Frusciante - PBX Funicular Intaglio Zone
Tante volte la vita prende pieghe davvero insolite. Può sembrare improvvisa, ma in realtà non lo è così tanto quanto appare. Che Frusciante avesse sempre avuto qualcosa di diverso da dire, rispetto a ciò che il contenitore Red Hot Chili Peppers poteva permettersi, non è mai stato un mistero. La stessa vita musicale del chitarrista, fatta di continui ritorni ed addii, ha sempre celato, nel suo strano dispiegarsi, una sensazione di ricerca fuori dai limiti che essa stessa finiva inevitabilmente per ri-porsi. “PBX Funicular Intaglio Zone” è l’undicesimo album solista di Frusciante, ed arriva a confermare il dubbio che molti si sono posti nell’assistere alla carriera del chitarrista.

PBX” è un disco dalle diverse facce, nella sua ricezione prima ancora che nell’aspetto musicale. Senza dover cercare molto nei dintorni, è facile intuire che un disco come questo ha difficili parentele. Frusciante ha registrato nove tracce in solitaria, se non per l’eccezione costituita dalla presenza del rapper Kinetic9 e Laena Geronimo per quanto riguardoa le parti di violino. Per quel che concerne tutto il resto, vocals, backing vocals, synthesizers, guitar, samples e drum machine, Frusciante si affidato solo ed esclusivamente a se stesso ed alla propria fantasia. D’altronde si sa, meglio soli che mal accompagnati, e così ecco aprirsi con una bella “Intro” in lontananza, il delirio di “PBX Funicular Intaglio Zone”. Voci campionate in reverse sovrastano presto gli accordi in dissonanza di un pianoforte distorto, per lasciare spazio alle costruzioni, semplici ma efficaci, di un synth. I loop di drum machine sono ciò che manca per aprire sul primo vero brano del disco, “Sabam”, che però altro non è che la naturale prosecuzione dell’introduzione. Digitale ed alienato, “PBX” inizia fin dal primo istante di musica con tanta originalità. 

Qualcosa di estremamente distorto e ­­­digitalmente malato pervade l’intero disco, dall’inizio alla fine. Sono pochi i momenti di reale respiro, e l’ossessivo culminare del secondo brano, “Hear Say”, ne è la prova più schiacciante. Le sonorità di “Bike” sono difficili da digerire, come anche la complessa ritmica che apre il brano e che si lancia poi in una corsa di drum machine lasciata cavalcare a briglia sciolta. Poche tracce della chitarra di Frusciante, e c’è da dire che non è necessariamente un male.

Malgrado il disco soffra d’un innegabile morbo digitale, la vastità della gamma d’espressione dell’album raggiunge livelli davvero ampi. “Ratiug”, quarto brano del lotto, è uno dei più melodici, almeno per quanto riguarda la voce. Frusciante grazie ad un sapiente uso di sovra-incisioni, riesce a dare ampio respiro alla vocalità di un brano, altrimenti costretto dalle dinamiche ripetitive ossessive del proprio reparto loop-percussioni. Kinetic9, tesse qualche rima sopra l’ambiente synthetizzato che chiude il brano donandogli un’aria indubbiamente più urbana e metropolitana. “Guitar” arriva a metà disco, ma di chitarra pulita, usuale e canonica, c’è ben poco. Le corde di Frusciante risuonano distorte e processate all’inverosimile, ma questo è il mondo di “PBX Funicular Intaglio Zone” e non c’è di che lamentarsi a riguardo. Il nuovo prodotto di John Frusciante non è assolutamente un disco comune, non suona già sentito e fortunatamente è ciò che di più lontano si possa trovare dalla carriera di gruppo del nostro. Non è facile trarre delle conclusioni una volta giunti quasi a destinazione nell’ascolto. 

Mistakes” e ­“Uprane” introducono ad una dimensione da sigla di qualche datato video-game, calando in una melodicità serrata e fatta di continui rimandi su se stessa. “Sam” è forse il brano più controverso del disco, a tratti quasi d’arduo ascolto, “Sum” riprende una via più lineare invece, soprattutto nel ritmo e nell’andamento, chiudendo così questa nuova opera targata Frusciante. “PBX Funicular Intaglio Zone” farà storcere il naso ai più, ma non c’è niente di male in ciò, perché lo stesso Frusciante come personaggio ha sempre suscitato analoga reazione. Musicista indubbiamente mal compreso, proprietario d’un tasso artistico di cui ancora non è del tutto padrone, Frusciante ha cercato di lasciar via libera al proprio lato più intricato, peccato in alcuni istanti abbia calcato un po’ troppo la mano. “PBX” è sicuramente un disco interessante, da assimilare in maniera graduale e senza pregiudizio.

Nel caleidoscopico ritornello digitale lo-fi che è quest’album, si possono trovare sicuramente diversi spunti molto interessanti. D’altra parte invece, è probabile che alcune tracce non riusciranno mai a essere ascoltate con agilità, forse proprio a causa di quell’ossessione d’artisticità ricercata che pervade comunque, a volte più e in altre meno, tutto il disco. È giusto prepararsi ad un angoscia di campionamenti, sample reiterati talvolta allo stremo ed allo stesso tempo a diversi break melodici assolutamente mai scontati. Non aspettatevi però un disco da serata tranquilla, se non avete una buona resistenza ai suoni di synth non sprecate nemmeno il vostro tempo. Consigliato a chiunque abbia voglia di provare qualcosa di realmente diverso dal solito panorama circostante.

Claustrofobico, digitale e videoludico.


Francesco SicheriGenere: Electronic/Synth-Rock

Lineup:
John Frusciante - guitar, voice, drum machine, synth, keyboards, bass
Kinetic 9 - voice
Laena Geronimo - violin

Tracklist:
1.Intro/Sabam
2.Hear Say
3.Bike
4.Ratiug
5.Guitar

6.Mistakes
7.Uprane
8.Sam
9.Sum
10.Walls and Doors (Japan Bonus Track)
11.Ratiug (acapella version) (Japan Bonus Track)