Jimi in progress

Jimi in progress
“A big Jimi fan” è il modo in cui si è autodefinito John McDermott. C’è dell’altro però… Esperto mondiale di Hendrix, ha scritto sul genio di Seattle per molte riviste e ben quattro libri: Setting The Record Straight, Illustrated Experience, Ultimate Hendrixe Sessions. È direttore del Jimi Hendrix’s Music Catalog e co-produttore di tutti i CD, DVD e progetti televisivi su Hendrix, dei tribute Power Of Soul e Stone.
È anche co-produttore, insieme a Janie Hendrix e al mitico Eddie Kramer, dell’ultima uscita postuma di Jimi Hendrix, Valleys Of Neptune (2010, Legacy/Experience Hendrix, distr. Sony), contenente 12 registrazioni originali mai pubblicate dal genio di Seattle. Brani storici in versioni ancora non ascoltate come Hear My Train A Comin’, Stone Free, Red House e una scioccante cover di Sunshine Of Your Love dei Cream.
Chiarimenti e retroscena dalla sua voce… Mr McDermott, come è partito il progetto Valleys Of Neptune?
Abbiamo lavorato sul progetto per qualche anno, con l’idea di illustrare il periodo dopo Electric Ladyland e prima che gli Electric Lady Studios aprissero, nel giugno 1970, e iniziasse il lavoro per First Rays Of The New Rising Sun. Volevamo mettere in luce le ultime registrazioni della Jimi Hendrix Experience originale e i primi tentativi di Jimi con Billy Cox e Mitch Mitchell. Abbiamo preso in considerazione molte possibili scelte, ma queste 12 incisioni ci sono sembrate le migliori allo scopo. Volevamo assemblare un album di studio che mostrasse l’importante lavoro svolto nel ’69 da Jimi. Crediamo che questo permetta di seguire il suo progresso creativo da Electric Ladyland a First Rays Of The New Rising Sun… In quali condizioni erano i nastri? Si trattava di master mixati o registrazioni singole?
I nastri originali di Jimi erano in condizioni eccellenti, conservati in un sotterraneo a temperatura controllata e trattati con molta cura. Tutto l’album è stato mixato da Eddie Kramer dai nastri multi-traccia originali. Avete dovuto svolgere un lavoro difficile di editing e mixing?
Assolutamente no. La presenza di Eddie Kramer ci ha permesso di attingere alla sua esperienza di prima mano nel mixare la musica di Jimi. Perché Hendrix non usò questo materiale? Non gli piacque o, più semplicemente, non ebbe il tempo di farlo?
Jimi è stato un esempio unico per il fatto di possedere le sue registrazioni. Al contrario dei Beatles o Bob Dylan, non doveva incidere in uno studio di proprietà della sua casa discografica. Registrava ciò che voleva quando voleva. Queste registrazioni, come tante altre che si lasciò dietro prima della morte nel 1970, erano tra quelle che stava considerando per quello che sarebbe stato il suo successivo album di studio. Essendo scomparso prima di finire il progetto, non sapremo mai veramente cosa avrebbe selezionato per quell’album. Quanto materiale registrato di Hendrix esiste ancora?
Ce n’è ancora un po’ e fortunatamente molte interessanti registrazioni audio e video d’archivio continuano a saltar fuori, così noi possiamo farne buon uso. Sa dirci che tipo di aggiustamenti sono stati fatti sulle tracce di chitarra?
Sarebbe meglio rivolgere questa domanda direttamente a Eddie Kramer, ma so per certo che lui usa sempre attrezzature analogiche vintage per missare la musica di Jimi. Noi ancora missiamo su nastro analogico, cerchiamo di restare il più possibile nel mondo analogico, anche se Eddie prova e usa i migliori convertitori e attrezzature digitali che ci sono sul mercato. L’album è stato rimasterizzato da George Marino agli Sterling Sound; è un noto mastering engineer e ha lavorato su tutte le release di Hendrix che abbiamo curato, oltre che con altri artisti: AC/DC, Led Zeppelin, Bon Jovi... È incredibile come la musica di Jimi suoni fresca e groovy ancora adesso: essendo uno dei più noti esperti di Hendrix, quali pensa che siano la sua forza e il suo senso oggi?
Penso che la qualità delle sue canzoni sia il linguaggio comune che mette in contatto le nuove generazioni di fan in tutto il mondo. Jimi continua a ispirare i musicisti ed essi aiutano a loro volta gli altri a scoprirlo. Aggiungete a questo le sue impareggiabili capacità come chitarrista e avrete una bella eredità!

Fabrizio Dadò per Axemagazine
© Edizioni Palomino