Jeff Healey: SRV, B.B. King e una chitarra bollente

Jeff Healey: SRV, B.B. King e una chitarra bollente

Questo è il primo di una serie di articoli che riprendono interviste a personaggi storici del mondo della chitarra pubblicate sulla rivista Chitarre fra il 1986 e il 2015; è un'occasione preziosa per cogliere momenti significativi nella storia musicale recente o semplicemente ricordare eventi e artisti che hanno segnato un'epoca. Chi volesse leggere l'articolo integrale potrà acquistare il relativo numero della rivista in digitale scrivendo a [email protected].
Iniziamo con Jeff Healey cogliendo il pretesto della pubblicazione di un suo potente album di inediti proprio in questi giorni, Heal My Soul, di cui vi proponiamo lo streaming messo a disposizione da Mascot Label Group.

Alla fine degli anni ottanta nel mondo della chitarra rock era il momento dei grandi virtuosi e degli eredi di Eddie Van Halen, dello shred ad alto volume, dei 'frigoriferi' di effetti a rack e anche del metal accattivante proposto da band come Metallica o Megadeth. Il 1990 è l'anno di Passion & Warfare di Steve Vai ma anche di Cowboys From Hell dei Pantera e nel campo del rock-blues riecheggia ancora il gran polverone sollevato da Stevie Ray Vaughan qualche anno prima piombando sul mondo della musica con la sua micidiale miscela a base di suoni robusti e grinta senza fine, seguito a ruota da un piccolo stuolo di entusiasti.

Fra i beneficiari del fenomeno SRV, protagonista di un'epica jam in un club di Toronto con lo stesso Stevie Ray e Albert Collins, c'era un ragazzo di Toronto, non vedente fin quasi dalla nascita, Jeff Healey. Dietro un biondo aspetto angelico si celava un performer indiavolato, dotato di una voce tosta e di uno stile unico sullo strumento. Infatti, Healey teneva la chitarra piatta sulle ginocchia - lap-style - diteggiando con la sinistra in questa posizione anomala con forme di accordi inusuali e intervalli impossibili per un normale chitarrista.
Grazie al credito accumulato con queste sue performance, nel 1988 Jeff pubblica con il suo trio il primo album See The Light, ottenendo immediatamente un notevole successo di vendite, la nomination a un Grammy, la partecipazione al film Roadhouse con Patrick Swayze. Alcuni brani del disco finiscono nelle posizioni alte delle classifiche e Jeff Healey diventa il nuovo fenomeno del rock-blues. Il successo durerà qualche anno, senza scalfire le passioni di un artista eclettico, appassionato collezionista di jazz d'annata e dotato di talento anche con la tromba.
Purtroppo, la salute lo tradisce e nel 2008 si arrende a una forma tumorale molto aggressiva.

Jeff Healey: SRV, B.B. King e una chitarra bollente

Cronache personali

Nel luglio 1990, come era ormai usuale in quegli anni, eravamo a Pistoia per assistere all'annuale Blues Festival e raccogliere materiale per la nostra rivista, Chitarre. Con me c'era Fausto Ristori, forse il fotografo più rock della scena italiana e un ottimo compagno di viaggio.
Fra i protagonisti di quell'edizione di Pistoia Blues c'era proprio Jeff Healey, applauditissimo dal pubblico della storica piazza per il suo suono ruvido, tagliente e la carica da grande rocker. Una semplice strat, un ampli Marshall e pochi pedali, alla faccia della tecnologia di moda.
La mattina che l'abbiamo incontrato, ai bordi della piscina dell'hotel, riprendeva le forze all'indomani di una session infuocata sul palco con un B.B.King visibilmente entusiasta, che dopo la morte di Healey avrebbe poi dichiarato: "Era come uno dei miei figli..."
Incassate le vendite entusiasmanti del primo album (più di 2 milioni di copie) e il plauso del pubblico mondiale, a soli 24 anni Jeff si preparava a promuovere il suo secondo lavoro, Hell To Pay, graziato dalla partecipazione di mostri sacri come Mark Knopfler e George Harrison.

Qui di seguito qualche passo dell'intervista...

BAMBINI PRODIGIO

Hai cominciato a suonare quando eri molto giovane. Hai avuto un grosso aiuto da parte dei tuoi genitori?

JH: Avevo sei o sette anni quando mi sono trovato la prima volta su un palco per dei talent-show... da quattordici anni in poi ho cominciato a suonare nei club. A volte mio padre veniva con me, ma solo per vedere quello che succedeva. Mi hanno aiutato senza forzarmi in alcun modo. Si rendevano conto che avevo sviluppato dei buoni valori morali e avevo le idee piuttosto chiare sulla vita, che ero piuttosto indipendente e avrei fatto quello che volevo con la capacità di rendermi conto quando le cose funzionavano o era il caso di cambiare.

QUALE BLUES? 

Troppe persone hanno bisogno di tracciare confini fin troppo angusti intorno a generi e stili. Chissà perché sono proprio gli artisti più grandi a dare lezioni di apertura mentale...

Durante l'esibizione di Otis Clay - un gigante del soul - si sentiva gente del pubblico che chiedeva quando sarebbe arrivato qualcuno a suonare del 'vero blues'. Per molti sembra esistere solo il blues di Chicago...

JH: Sbagliano. C'è anche molto blues inglese... Edoardo (Bennato) l'altra sera ha dimostrato che esiste anche un tipo di blues italiano... perché chiudere un genere nei confini ristretti di una regione? Alla fine si arriva sempre alla vecchia conclusione che esiste solo musica di due tipi: buona e cattiva. Questo vale per tutti i generi. Ci sono tanti pessimi musicisti di blues che campano comunque bene con questa musica...

Ma questo problema vale anche con il pubblico americano?

JH: Beh, quando sei in Nord America hai un'idea piuttosto chiara di come prendere le cose e in genere non ci si lascia confondere da problemi di collocazione geografica, regionale. Gli americani possono anche non essere i migliori critici musicali, ma sanno ciò che gli piace. Non passano il tempo seduti ad analizzare la provenienza di questo o quell'altro perché si parla quasi sempre, comunque, di posti a loro familiari. "Mi piace? O.k., allora vado a comprare il disco". Funziona così.

Jeff Healey: SRV, B.B. King e una chitarra bollente

PRENDI IL PUBBLICO PER IL VERSO GIUSTO

La grande capacità degli artisti americani di intrattenere il pubblico sfruttando ogni mezzo a disposizione non nasce casualmente, ma è considerata un elemento fondamentale della loro professionalità, a costo di sembrare eccessivi o plateali. Lo stesso Healey ne parlava con cognizione di causa:

JH: Bisogna sempre ricordare che il pubblico, in generale, non è formato da critici musicali, ma da gente che non distingue un accordo dall'altro. Se rimangono ad ascoltare è perché il musicista in questione è in grado di 'intrattenerli': questo significa dare qualcosa alla gente, farli sentire 'dentro' a tutto quello che succede, fargli capire che sei grato per la loro presenza. E questa è la cosa più importante. Se ti limiti a stare lì e a esibire tutta la tua bravura sullo strumento, a far strillare un sassofono, nessuno ti darà retta per più di cinque minuti. Bisogna mettere assieme la tecnica musicale, la bravura e il professionismo sul palco, saper fare spettacolo.
B.B.King la scorsa notte aveva tutto il pubblico nel palmo della mano. E non perché capissero che era in tonalità di La e suonava d egli accordi di settima passando poi... etc etc... la ragione è che lui faceva sentire a tutti la sua gratitudine per la loro presenza e li coinvolgeva in ogni momento, parlando alla gente, facendoli cantare...

Parole sante. Un bel ricordo di un artista che se n'è andato troppo presto, ma che per molti ha lasciato il segno....

Jeff Healey: SRV, B.B. King e una chitarra bollente

Per leggere l'articolo con l'intervista completa, è possibile acquistare Chitarre n.55 in versione digitale scrivendo a [email protected].