Jack White - Blunderbuss

Jack White - Blunderbuss
Egregio “Club dei musicisti dal cuore spezzato”, volevo innanzitutto farvi i complimenti per l'aumento costante dei tesserati: fortunatamente la fine di una storia d'amore resta uno dei temi preferiti dai musicisti e ha sempre grande presa tra il pubblico. Anche se resterete sempre secondi al “Club dei musicisti che vogliono conquistare una ragazza” non fatene un dramma: è naturale e anzi, vi dirò di più, tutti gli scritti a quest'ultimo club sono potenziali vostri affiliati! Passando alle cose serie, vi scrivo perché ho saputo dei grattacapi che vi sta dando la richiesta d'iscrizione di Jack White e pur capendo la vostra posizione, vorrei spezzare una lancia a suo favore. Lui i requisiti li ha tutti: ben due matrimoni naufragati e questo “Blunderbuss” che sembra proprio una valvola di sfogo come piace a voi.
Certo, capisco che l'aver mandato avanti una band (e che band!) con la prima moglie per ben 10 anni dopo il divorzio, aver finito il secondo matrimonio con un party celebrativo e soprattutto ritrovarsi quest'ultima ex moglie nell'album come backing vocals possa suonar strano... Però chi ha detto che a scrivere delle canzoni sulle “rotture” debbano essere solo quelli che non ci “sanno fare”?
Poi lui è un tipo eccentrico ed è proprio la sua forza! Pensate che i The White Stripes (o anche i Racounters e i Dead Weather) avrebbero avuto lo stesso appeal senza tutto il suo carisma? Senza il suo tocco nel rispolverare un po' di Rock vecchio stile e portarlo in mainstream? Non credo proprio signori: il personaggio di Jack White è uno dei più riusciti degli ultimi anni, una delle ultime Rock Star autentiche in circolazione. Probabilmente avreste preferito che il ragazzo si presentasse acqua e sapone, pronto a confessarsi in questo “Blunderbuss” mentre dovete vedervela ancora con la sua maschera, ma non fermatevi all'apparenza: l'amante offeso che White mette in scena sarà anche eccentrico, ma la teatralità spesso incontra una sincera disillusione e ci mostra dei lividi reali.
Nell'album troviamo un Jack al collasso (“Missing Pieces”) che arriva a paragonare l'amore a un coltello nelle viscere (“Love Interruption”) ma sa anche difendersi pungentemente, tra ironia e auto-ironia ("Hip (Eponymous) Poor Boy") sfociando in un isterismo (come gli insulti di “Trash Tongue Talker”) che ci fanno immaginare il cantante come la persona più irritante con cui si possa convivere. Ci pensa poi il finale, con “Take Me With You When You Go”, a riequilibrare in qualche modo con un certo romanticismo. Che non si tratti di un poeta è sotto gli occhi di tutti, ma l'intrattenimento che ci propone White è molto più originale dei soliti piagnistei che abitualmente ci propongono i vostri tesserati. Dal punto di vista della musica invece il trentaseienne dimostra ancora una volta che avrebbe preferito nascere qualche decennio fa, prendendo a piene mani dalla tradizione americana (come dimostra la cover di “I'm Shakin'” di Little Willie John): dal Rock/Blues a un Folk intimo con qualche venatura Country, alternando momenti più diretti ad altri più cantautorali (“Love Interruption”, “Blunderbuss”...) .
Ad eccezione del singolo “Sixteen Saltines”, mancano i riff spaccasassi e la chitarra passa spesso in secondo piano a favore delle ottime tastiere ("Hyprocritical Kiss", "Weep Themselves To Sleep"), ma oltre questo e un po' di funambolismo in meno, Jack mette in mostra il suo solito repertorio e i suoi clichés. Ecco, magari gli si potrebbe rimproverare la poca originalità, ma in fondo mi sembra che questa sia una delle caratteristiche principali dei vostri iscritti! E comunque dubito fortemente che Jack White volesse scrivere una pagina importante della musica con questa uscita, ma semplicemente divertirsi alleggerendo le sue ultime vicende... e la cosa sembra molto ben riuscita! Insomma signori del “Club dei musicisti dal cuore spezzato”, capisco che visto il personaggio, le sue relazioni e anche il genere un po' anomalo avete la tentazione di tenerlo alla larga, ma fareste un grande errore! Si tratta di un lavoro divertente, sfizioso e solido; un'opera ben confezionata che nel suo campo fa una buona figura (e per il suo campo intendo sia il vostro, come opera su una relazione finita, che il Rock in generale). Inoltre signori, vorrei farvi notare come “Blunderbuss” sembri uno degli album più efficaci sull'argomento a voi caro: quindi non solo dovreste accettarlo nel club, ma prenderne anche esempio! Distinti SalutiGenere: Rock

Line-up:

Jack White - voce, chitarra, piano, basso, batteria
Bryn Davies - contrabasso
Joey Glynn - contrabasso
Jack Lawrence - basso
Carla Azar - batteria
Olivia Jean - batteria, chitarra
Daru Jones - batteria
Patrick Keeler - batteria
Ruby Amanfu - backing vocals
Karen Elson - backing vocals
Laura Matula - backing vocals
Ryan Koenig - backing vocals
Brooke Waggoner - organo, piano
Fats Kaplin - violino, pedal steel, mandolino
Lillie Mae Rische - violino
Emily Bowland - clarinetto
Jake Orrall - chitarra
Adam Hoskins - chitarra
Pokey LaFarge - mandolino, backing vocals

Tracklist:

1. "Missing Pieces"
2. "Sixteen Saltines"
3. "Freedom at 21"
4. "Love Interruption"
5. "Blunderbuss"
6. "Hypocritical Kiss"
7. "Weep Themselves to Sleep"
8. "I'm Shakin’”
9. "Trash Tongue Talker”
10. "Hip (Eponymous) Poor Boy"
11. "I Guess I Should Go to Sleep"
12. "On and On and On"
13. "Take Me with You When You Go"

Francesco "Forsaken_In_A_Dream" Cicero