La storia, la carriera ed il suono di Steve Lukather

La storia, la carriera ed il suono di Steve Lukather

Salve MusicOffili, oggi cominceremo a parlare di un grande chitarrista che è universalmente conosciuto come uno dei fondatori e componenti della band americana dei Toto, ma che in realtà è stato il turnista più in voga tra gli anni '80/'90 lasciando traccia della sua chitarra in alcuni dei più famosi dischi di tutti i tempi: Steve Lukather.

La storia, la carriera ed il suono di Steve Lukather

Riportare l'intera discografia di Lukather sarebbe un esercizio quasi impossibile viste le sue incredibili collaborazioni, sia in termini di numero che in termini di qualità degli artisti: Michael Jackson, Elton John, Eric Clapton, Kiss, Miles Davis, Paul McCartney etc...
Guardate ho davvero tralasciato decine e decine di altre collaborazioni e ne faccio ammenda, ma per motivi di spazio è davvero impossibile citarle tutte.

La storia, la carriera ed il suono di Steve Lukather

Qual è la prima cosa che può venire in mente leggendo questo ben di Dio di curriculum? Bé la prima cosa che ho pensato è... cavolo vorrei essere al suo posto!
La seconda, più realistica, è la seguente: ok siamo di fronte ad un vero fenomeno che può oggettivamente suonare tutti i generi musicali, spaziando dal Rock più estremo alla Motown, dal Bues all' R&B, fino al Pop che ha fatto la storia della musica internazionale. 
Ed è quanto mai calzante per Steve Lukather il termine pop, in tutte le accezioni che esso comporta, lui è infatti il chitarrista più pop-olare di sempre ed è stato (persino oggi lo sarebbe se non avesse scelto di preferire una carriera anche da solista) il turnista più utilizzato e anche il più pagato per almeno due decenni.
È calzante il termine pop perché anche grazie a lui tale genere, erroneamente è superficialmente bistrattato e considerato minore rispetto a generi più "aulici", ha assunto significati e importanza diversi, riacquistando il proprio valore fondamentale nel campo musicale e culturale.

La storia, la carriera ed il suono di Steve Lukather

Molti si chiederanno il perché le produzioni e gli artisti chiamavano praticamente solo lui per registrare dischi o per tournée live; è stato proprio lui ad indicarcelo in una recente intervista dove dopo aver constatato che il lavoro del turnista stia ormai morendo (per motivi che vanno dalla crisi dell'industria discografica, a tutti i nuovi mezzi di registrazione disponibili, e spesso usati malissimo...), ammette molto candidamente che chiamavano lui perché era il più veloce ed il più bravo a fare certe cose sotto pressione ed in tempi rapidi.

In effetti non è così facile avere di fronte Quincy Jones che ti dice cosa devi fare è facendoti notare che 1 ora aggiuntiva negli studi costerebbe migliaia di dollari in più; oppure avere accanto Paul McCartney che ti guarda mentre stai suonando.
Diciamola, non è affatto per tutti, e non parlo solo di bravura tecnica o di avere un suono splendido o di conoscenze musicali approfondite, è una questione di testa, la questione più importante, che fa la differenza tra essere "solo" bravo ed essere "grande", ma di questo argomento ne parleremo separatamente in altre rubriche.

Tornando ai nomi altisonanti citati sopra, va sottolineato come ci sia un filo conduttore che va da Al Jarreau e porta fino all'opposto (musicalmente parlando) Alice Cooper; per rimanere in termini di musica, c'è un leitmotiv costante che li unisce ed è sempre presente: il suono di Steve Lukather, caratteristica che appartiene solo ai grandi e che lo rende riconoscibile nei contesti anche più insoliti o diversi dalla sua estrazione pop-rock.

In effetti ad un orecchio più attento la chitarra del nostro guitar hero è immediatamente riconoscibile, sia per lo stile del playing, sia per il suono in senso stretto. Proveremo ad avvicinarci con mezzi umani al suo suono ed a capire quali siano gli effetti sempre presenti nel suo sound, come li usa per ottenere quel risultato, quali effetti ha aggiunto negli anni e cosa lo rende uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, per tecnica, versatilità, fraseggio, suono e tanta tanta umiltà.
Ma di questo parleremo nei prossimi articoli.
Un saluto a tutti e buona musica,

Francesco Savarese

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