Il Mixer - Terza

Il Mixer - Terza
Salve a tutti cari amici amanti delle onde sonore. Quello che vi stiamo per "offrire" con questa nuova lezione è qualcosa di veramente "gustoso". Infatti oggi si parlerà degli ultimi argomenti rimasti riguardanti il mixer: l'equalizzatore e l'equalizzazione, la preamplificazione ed il guadagno (gain), i ritorni macchina. Ovviamente iniziamo e procediamo per ordine. Se facessimo un parallelismo dell'arte di riprodurre musica, perchè di arte si tratta, con la pittura, potremmo dire che l'equalizzatore è la nostra "tavolozza", più o meno corredata di colori. Sta nella bravura del pittore creare le giuste sfumature mescolando i colori, portando l'attenzione di chi fruisce l'opera su ciò che vuole. Noi fonici lavoriamo sulle frequenze, le mescoliamo, le valorizziamo...e perchè no, le nascondiamo!Ecco un'altra cosa fondamentale da ricordare nell'utilizzo dell'equalizzatore:
prima ancora di aumentare questa o quella frequenza, pensiamo al perchè lo stiamo facendo.
Ci spieghiamo meglio;
vogliamo che si senta di piu' la voce?
perchè?
forse il resto è troppo alto che dite?

E allora togliamo qualcosa agli altri strumenti che producono frequenze simili a quelle della voce, o che comunque le mascherano.
Poi andiamo ad aumentare quelle che invece ci sembra arricchiscano il timbro, o che piacciono particolarmente al nostro orecchio.
Non dimentichiamo mai che la musica deve emozionare, deve divertire, deve far pensare, deve rimanere dentro chi la ascolta.
E noi abbiamo l'anteprima, sempre.
Se non piace e non funziona con noi, difficilmente lo farà con gli altri!

Detto questo andiamo a vedere quante e quali "tavolozze" possiamo trovare.
Di equalizzatori ne esistono vari tipi, per vari utilizzi, e come sempre non è detto che il piu' ricco, il piu' costoso, il piu' bello, vada bene anche per lavorare su un materiale sonoro povero.
Gli equalizzatori si dividono in varie famiglie: grafici, parametrici e semiparametrici.
I grafici non sono presenti sui mixer, e hanno di bello la possibilità di visualizzare una così detta "curva di equalizzazione" che a colpo d'occhio ci fa prevedere con buona approssimazione il risultato dell'intervento che stiamo per fare sul segnale.
I parametrici e semiparametrici invece sono quelli usati sui mixer.
La differenza fra i due stà in un parametro detto "Q" presente solo nei parametrici.
Spieghiamo più a fondo.

L'intervento dell'equalizzatore non è su una precisa frequenza, bensì su un'intervallo che se lo potessimo visualizzare avrebbe la forma di una campana con l'apice sulla frequenza intorno alla quale il filtro è centrato.
La "Q" è detta infatti "campanatura" e variando questo parametro possiamo decidere la forma di questa campana.

La caratteristica che invece accoumuna questi due tipi di equalizzatori sono i filtri che li conpongono.
Non vi stiamo a spiegare il funzionamento elettrico di ogni filtro, ma distinguiamo la tipologia e la qualità di un equalizzatore dal numero di filtri che lo compongono.
Inutile dire che più filtri abbiamo a disposizione più il loro intervento sarà fine.
Anche in questo caso, prezzo in crescita esponenziale all' aumentare dei filtri... purtroppo =(

Passiamo al secondo punto, alla preamplificazione quindi.
Il controllo della preamplificazione è affidato al potenziometro "GAIN" che agisce su un circuito detto appunto preamplificatore.
Vediamo cosa fa questo "sconosciuto".
Immaginiamo di avere il nostro prezioso segnale proveniente da un microfono.
Purtroppo i circuiti stessi, per quanto "puliti" e di buona qualità possano essere, introdurranno nel segnale una quantità di rumore detto "rumore di fondo".
Il nostro obiettivo è raggiungere il più alto rapporto SEGNALE/RUMORE e come la matematica ci insegna, per ottenere un alto risultato in un rapporto dobbiamo diminuire il denominatore o aumentare il numeratore (quello sopra nella frazione per intenderci =)).
La prima soluzione non è purtroppo possibile, in quanto il rumore di fondo è caratteristica intrinseca di ogni circuito elettrico in campo audio.
Entra in gioco quindi il preamplificatore che ha la capacità di elevare il segnale pulito rendendolo adatto ad essere amplificato, operazione che altrimenti porterebbe all'amplificazione del rumore stesso e quindi ad un rapporto S/R invariato e pessimo.

Parliamo ora dei ritorni macchina.
Il discorso è tanto semplice quanto utile.
Immaginiamo di aver predisposto tutto alla perfezione per registrare il nostro chitarrista preferito che sta in sala ripresa impaziente.
Per "monitorare" come procede il nostro lavoro, non dobbiamo solo ascoltare ciò che stiamo mandando al nostro registratore, ma anche e soprattutto tenere d'occhio cosa sta venendo inciso sul nastro.
Il segnale che entra nel mixer potrebbe essere buono, ma potremmo mandarlo troppo alto al registratore, provocando una fastidiosa saturazione che ci obbligherebbe a iniziare da capo tutto.
Se ascoltiamo cosa mandiamo potremmo non accorgercene.
Ecco che allora sul mixer abbiamo le connessioni dedicate ai ritorni macchina, con i loro fader per il volume ed il panpot.

Altra situazione è la fase di missaggio.
Abbiamo tutte le tracce del brano registrate e dobbiamo iniziare a lavorare sui suoni, sul bilanciamento tra gli stessi ecc.
Useremo sempre i ritorni macchina che se non fossero presenti ci costringerebbero a sprecare canali del mixer per connettere il registratore in fase di riascolto o di monitoraggio.

Carissimi MusicOffili, il mixer non ha più segreti.
Non ci rimane che iniziare a "solleticarlo" e a giocarci, ora che conosciamo le regole possiamo vincere noi!
Ricordiamo ancora una volta IL PERCORSO DEL SEGNALE.
Scriviamocelo sulla mano, o sullo screen saver del pc, o sul calendario della Ferilli appeso al muro =)

Scaldiamo le gomme perchè ci aspettano grosse novità e tanti entusiasmanti argomenti sulle luminose pagine di MusicOff.
That's all folks!