Iggy Pop - Post Pop Depression

Iggy Pop - Post Pop Depression

A 68 anni suonati (ormai 69) avere ancora qualche colpo in canna non basta, serve sapere anche dove sparare e Iggy Pop ha centrato il bersaglio; l'Iguana del Rock, al secolo James Newell Osterberg Jr, si è lasciato alle spalle la reunion con gli Stooges del 2013 per tornare da solista, o quasi.

Iggy Pop - Post Pop Depression

Post Pop Depression, diciassettesimo lavoro in singolo, arriva quattro anni dopo Après, ma Iggy Pop non è solo: ad accompagnarlo ci sono Joshua Homme, frontman dei Queens Of The Stone Age e membro (tra gli altri) anche degli Eagles Of Death Metal e Them Crooked Vultures, Dean Fertita, chitarrista sempre dei Q.O.T.S.A. e dei Death Weather e Matt Helders, batterista degli Arctic Monkeys.
Sono tutti artisti che militano in band più che famose ma, attenzione, qui non si parla di "super-gruppo": Homme ha più volte snobbato questa definizione in quanto le direttive artistiche e tecniche le ha sempre date Pop e loro, a sua detta, si sono "limitati" a suonare.

Iggy Pop - Post Pop Depression

Ma cos'è questa "depressione post-pop"? Per capire questo disco (che molti etichetterebbero come concept album) bisogna fare un attimo un passo indietro nella carriera di Iggy Pop.
È lui quello che in età giovanile con gli Stooges ha messo le basi della corrente Punk, cavalcata poi tra le onde dell'esagerazione e della rabbia, e dopo non ha fatto che sperimentare, grazie anche all'amico Bowie, suo grande collaboratore.
L'onda del successo ha iniziato a calare tra gli anni '80 e i 2000, quando la figura dell'uomo Post-Punk di una certa età era ormai datata e i dischi uscivano attirando attenzioni minori.
Attenzione a non fraintendere: Pop non parla di questa pseudo-depressione con tono negativo e malinconico, ma come presa di coscienza dei tempi che corrono. Gli anni '70 sono finiti e si volta pagina.

Iggy Pop - Post Pop Depression

Registrate in uno studio quasi improvvisato in un bungalow di Homme, nel bel mezzo del deserto californiano, le nove tracce sono frutto dell'introspezione di Iggy Pop e della produzione di Josh Homme. Il binomio funziona e tutto suona sporco al punto giusto. Le chitarre stridono, il basso è ben lubrificato, la batteria scatta repentina e Iggy Pop sa ciò che vuole: rock per adulti.
Il tocco di Homme è decisivo e influenza pesantemente il suono, tant'è che diverse canzoni come "Break into Your Heart", "Gardenia" o "American Valhalla" possono sembrare tracce extra di… Like Clockwork, l'ultima (maestosa) creatura dei Queens Of The Stone Age, il principale gruppo di ben due componenti della Post Pop Depression-band. Ma questo non è un aspetto negativo, in quanto la personalità di Pop e il suo stile sono comunque decisivi, cambiando la prospettiva finale.
Si respira polvere da Far-West con "Volture", mentre Pop rievoca i vecchi tempi berlinesi in "German Days" e "Paraguay", che chiude il cerchio, sembra invece l'apertura di quello che sarà un lungo viaggio.
"I've Nothing but My Name...", ripetuto come un mantra alla fine di "American Valhalla" è un misto tra una minaccia e un promemoria.

Post Pop Depression è un disco consapevolmente contemporaneo che può e sa prendersi lo spazio che si merita nel panorama Rock moderno.
È un'opportunità di confronto generazionale e rappresenta per Iggy Pop sia un punto di arrivo che di partenza: la degna conclusione di una sudata carriera o l'inizio di una nuova era? Vedremo e, si spera, ascolteremo.