HDR #7 - Studiamo il Mixer

HDR #7 - Studiamo il Mixer
Ciao a tutti MusicOffili, nella puntata di oggi finalmente facciamo convergere un pò quanto detto in tutte le precedenti puntate, studiamo il Mixer sarà quindi una puntata molto "elencata" in modo da fare chiarezza senza perderci in inutili divagazioni; la prima cosa da avere presente è che, quando iniziamo a registrare, la nostra DAW ed il nostro Sequencer (Cubase, Pro Tools, Logic, etc...) si comportano esattamente come un Mixer, per questi motivi è essenziale conoscere il Mixer per conoscere il nostro ambiente di registrazione.Fissiamo la prima grande differenza che abbiamo: la sezione di INPUT e quella di OUTPUT. Cioè? Siamo di fronte alla "definizione" di un mixer: uno strumento che permette di riunire tanti segnali in ingresso (INPUT) in pochi di uscita (OUTPUT). È quello che facciamo durante il processo di Mix.Cosa troviamo, dunque, in un mixer? In ordine (per i mixer più comuni), seguendo il percorso del segnale: il connettore d'ingresso, il preamplificatore, i filtri e la fase, l'insert, l'equalizzatore, il fader, il mute, il solo, il pan, gli aux. Questi sono i principali "strumenti" che dobbiamo conoscere e saper utilizzare, vediamoli nel dettaglio:
  • CONNETTORE D'INGRESSO: è il connettore (femmina) che permette di collegare la nostra sorgente sonora al Mixer. Può essere XLR (canon) per collegare ad esempio microfoni o di-box oppure TRS (jack) per collegare ad esempio chitarre o tastiere (anche se tecnicamente è possibile collegare qualsiasi fonte utilizzando sia XLR che TRS con i dovuti adattatori). Sono gli stessi connettori che troviamo sulla nostra scheda audio. Ovviamente il numero dipende dal modello, andiamo da 2 ingressi in su.
  • PREAMPLIFICATORE: ne abbiamo parlato nelle scorse puntate. È integrato in ogni canale del mixer (ed in ogni scheda audio). Si fa notare perchè, superficialmente, corrisponde al controllo di gain. Fa in modo di adattare il segnale d'ingresso in modo che venga gestito bene nelle successive fasi di processing del segnale.
  • FILTRI E FASE: particolari opzioni da poter inserire/disinserire. Troviamo spesso il passa-alto a 80 o 100Hz. Nei mixer di qualità superiore troviamo anche la possibilità di invertire la fase del canale.
  • INSERT: Corrisponde fisicamente ad un connettore TRS (jack) posto sotto (o accanto) quello di input. Questo permette di far uscire e rientrare nello stesso punto il segnale. Domanda 1: perchè? Per processare un segnale prima di tutti gli altri "step". Spessissimo si usa questo metodo per inserire un compressore, un EQ (migliore di quello presente sul mixer), un effetto particolare, etc... Questa sezione corrisponde alla sezione "INSERT" che troviamo nei nostri sequencer.
    Come vedete, tutto torna, infatti nelle nostre channel strip virtuali questa sezione è posta in alto, proprio perchè andiamo ad inserire dei processori (o plugin) subito dopo aver "acquisito" il segnale.
    Domanda 2: come? Con un cavo a Y: Jack Stereo - 2 Jack Mono dove quello stereo va collegato all'insert e i due mono vanno nell'input e nell'ouput del processore. Nei sequencer ovviamente è il software che si preoccupa si fare questo collegamento (anche se esistono schede audio che hanno la possibilità di inserire insert). Va precisato che quando utilizziamo un processore in questo punto, lo stesso agisce solo sul canale in oggetto e quindi, ad esempio, se utilizziamo un compressore in insert sul canale 1, per usarlo anche sul canale 2 dovremo collegarne fisicamente un altro al connettore insert del canale 2.
    D'altronde, sul sequencer, quando inseriamo un plugin su un canale questo funziona solo su quel canale e per riutilizzarlo dobbiamo caricarlo su un altro slot. Vedremo che sarà differente il "gioco" con gli aux.
  • EQUALIZZATORE: si occupa dell'equalizzazione del canale in oggetto permettendo di agire sulle frequenze. Possono essere di diversi tipi, a seconda della qualità del mixer. Rapidamente: i controlli di un equalizzatore sono il guadagno (i db che andiamo ad attenuare o amplificare), la frequenza (la frequenza corrispondente al punto più alto della campana di eq) ed il Q (l'ampiezza della campana ovvero l'ampiezza delle frequenze che vengono "influenzate" dall'eq).
    Nella maggior parte dei mixer troviamo un Equalizzatore di picco ovvero un equalizzatore che ha già fissate frequenza e Q e noi possiamo intervenire solo sul guadagno (i classici high, mid, bass che troviamo anche sugli amplificatori per chitarra/basso). Molto frequenti sono anche gli "shelving" (soprattutto per basse e alte): tipi di eq che agiscono in maniera "costante" oltre (high shelving) o prima (bass shelving) un certa frequenza. Sono quelli che troviamo nei mixer piuttosto economici per equalizzare basse ed alte. È possibile però trovare equalizzatori che permettono di regolare alcuni o tutti i controlli.
    Nel nostro sequencer
    , attraverso i tanti plugin a disposizione, possiamo scegliere fra numerosi tipi di equalizzatore anche se il più comune è quello completamente parametrico (che spesso ha anche un analyzer integrato) che permette di gestire (su più bande) tutti i controlli a nostra disposizione.
  • FADER: attraverso questo regoliamo il volume di uscita del canale che andrà dritto nel Master Out. Nei sequencer è possibile addirittura automatizzarlo, cioè scrivere una curva di volume a seconda delle nostre esigenze che poi il software leggerà "facendo muovere" da solo il fader per seguirla.
  • MUTE, SOLO: controlli che permettono (per il tempo in cui il pulsante è premuto) di azzerare il volume del canale (Mute) oppure di farlo ascoltare da solo (Solo) sul Master. Troviamo questi due controlli anche nei nostri sequencer, spesso nella parte sinistra di ogni traccia e nel mixer digitale.
  • PAN: È un potenziometro che permette di posizionare in qualsiasi punto dello spettro stereofonico uno strumento. Quindi da 100% L (sinistra) a 100% R (destra) passando per tutti i punti intermedi. Lo troviamo nei nostri software di recording poco sopra il fader.
  • AUX SEND: è un controllo che si occupa di inviare una "copia" del segnale ad un'altra uscita. Dal vivo si usa speso per le "spie" (monitor). È possibile quindi, canale per canale, definire la quantità di segnale dello stesso che sarà inviata alla spia 1, 2, 3, 4, etc... Ma si usa anche per gestire un particolare effetto (spessissimo, un reverbero). Qui ci ricolleghiamo al discorso lasciato in sospeso quando abbiamo parlato degli insert.
    Immaginiamo di collegare all'Aux Send 1 l'input di un Reverbero e di collegare la sua uscita al canale 10 del Mixer. Questo vuol dire che su ogni canale potremo aggiungere un "tot" di reverbero tramite il potenziometro Aux 1. Quest'ultimo si occuperà di dosare la quantità di segnale (la famosa copia) che invieremo al reverbero mentre il canale 10 sarà il master del revebero attraverso il quale potremo controllare il suo volume generale (sul Master Out), la sua equalizzazione, etc...
    Capite che con questo sistema, si può inserire un effetto ipoteticamente su tutti i canali utilizzando una sola "macchina" fisica, diversamente dal discorso fatto per gli insert. Nei nostri sequencer funziona esattamente allo stesso modo, apriamo un canale FX con un riverbero (una sola macchina fisica, nel nostro caso digitale) e poi lo assegnamo ai canali che vogliamo.
    C'è da precisare inoltre che gli aux possono essere di due tipi: Pre-Fader e Post-Fader. Nel primo caso preleviamo il segnale da inviare prima del fader (quindi la mandata sarà indipendente dal volume del canale), nel secondo caso dopo. Per capire meglio possiamo precisare che, ad esempio, nell'utilizzo live, per far controllare agli aux dovremo usare gli Aux Pre-Fader. Perchè? Perchè altrimenti modificando il volume del canale si andrà a modificare anche il volume di quello strumento in spia.
Ora non vi resta che accendere la vostra DAW, aprire il vostro sequencer preferito ed iniziare a guardare con altri occhi i controlli e le sezioni che compongono il vostro ambiente digitale di registrazione!

Giacomo Pasquali>>> VAI ALL'INDICE DEGLI ARTICOLI <<<

Tags


Autore