Have a Nice Life - The Unnatural World

Have a Nice Life - The Unnatural World
Finalmente, dopo 6 lunghissimi anni in cui  Dan Barrett e Tim Macuga si sono dedicati a progetti alternativi (Nahvalr) e solisti (particolarmente interessante l’album omonimo pubblicato da Giles Corey), torna sulle scene una delle realtà più enigmatiche degli ultimi anni: gli Have A Nice Life. Una band che con il superbo debutto, "Deathconsciousness" (un doppio concept-album accompagnato da 80 pagine di booklet), ha immediatamente mostrato un’estetica musicale estremamente particolare e profonda, in cui sofferenza e dolore si traducono in un Post-punk affogato in elementi Shoegaze, Industrial e Drone.Questi elementi, oltre ad aver fatto degli Have A Nice Life un fenomeno di culto nel panorama underground, hanno anche reso enormi le aspettative per "The Unnatural World", l’album che, dopo un’interminabile attesa, abbiamo tra le mani. L’arcana ambiguità dell’immagine scelta per la copertina, sospesa tra il sacro ed il profano della danza, tra lo statuario e l’umano, tra il bianco e il nero, si rispecchia anche nella musica: l’atmosfera soffusamente sacrale che apre l’album viene presto inquinata da un’assillante ritmicità industriale, che però non compromette il potere evocativo di una"Guggenheim Wax Museum" che risulta essere immediatamente catartica, soprattutto nel momento in cui entra in scena, improvvisamente, un’acida chitarra.Più dinamica è invece la prima parte del secondo brano, "Defenestration Song", che mostra una maggiore attitudine Punk accentuata soprattutto dalla batteria e la spessa linea di basso; un’attitudine che si scioglie nella seconda parte, in cui prende il sopravvento quella suggestività quasi mistica che pervade l’intero lavoro. Meno opprimente e più tendente al melodico è invece "Burial Society, brano in cui l’ossessività ritmica che caratterizza un po’ tutte le canzoni prende il sopravvento con un carattere che strizza l’occhio all’elettronica (e ad artisti come James Blake). All’opposto, nel brano seguente è il lato meno definito della band del Connecticut ad essere preponderante: "Music Will Untune The Sky" è dilatata, infatti, fino a sfiorare la lacerazione, con i leggeri tintinnii acuti e un coro angelico che sono sommersi da una marea strabordante di basso.Senza alcun dubbio con i  7 minuti e 9 secondi di "Cropsey" giungiamo al momento più forte e toccante di "The Unnatural World". Il brano inizia con la dolcezza infantile dello xilofono che accompagna un’intervista tratta dal commovente documentario "Suffer The Little Children";  ma all’improvviso le parole si fermano, si sovrappongono e si ripetono finché l’irruzione della musica non le spazza via. Solo lo xilofono continua, monotono, sullo sfondo.Dopo la breve "Unholy life", tra Post-punk e Shoegaze, il basso torna protagonista con la travolgente ed autoironica "Dan and Tim, Reunited by Fate", che nel finale si lascia trasportare lentamente alla deriva, cullata da accordi semplicissimi che creano le basi per le atmosfere che chiuderanno l’album. Infatti Emptiness Will Eat the Witch è un brano di una ricorrenza estremamente rassicurante, movimentata solamente dalla gentile imprevedibilità di una voce che prende pian piano il sopravvento, in un climax sacrale, prima di spegnersi.E con lei si spegne anche "The Unnatural World". Un lavoro che, nonostante non sia altrettanto ambizioso, prosegue sugli altissimi livelli di "Deathconsciousness", grazie ad un songwriting tanto stratificato da colpire più a livello istintuale ed inconscio, che razionale. Con il secondo album, gli Have A Nice Life confermano di avere un talento unico nell’abbagliarci con atmosfere di una bellezza dionisiaca che travolgono la percezione usando sensazioni, suoni e rumori.Francesco CiceroGenere: Post-punkLine-up:
Dan Barrett
Tim MacugaTracklist:
1. “Guggenheim Wax Museum
2. “Defenestration Song
3. “Burial Society
4. “Music Will Untune the Sky
5. “Cropsey
6. “Unholy Life
7. “Dan and Tim, Reunited by Fate
8. “Emptiness Will Eat the Witch