Cynic - Kindly Bent To Free Us

Cynic - Kindly Bent To Free Us
Nonostante molti puristi del Death Metal si sentano pugnalati alle spalle e non possano fare a meno di ripetere, disperati, "tu quoque, Masvidal, fili mi...", lo stile di "Kindly Bent To Free Us" non è del tutto imprevisto; certamente può sorprendere la totale assenza di growl o la luminosità velata (ma accecante per occhi abituati a quella del capolavoro "Focus") che pervade alcune parti del terzo album in studio della band statunitense, rendendolo molto affine alla produzione di alcuni progetti "secondari" messi in piedi da Paul Masvidal e Sean Reinert (nello specifico Æon Spoke e Portal).

Eppure, tutto sommato, "Kindly Bent To Free Us" è un seguito piuttosto coerente alla strada intrapresa dai Cynic con l'intenso e bellissimo "Traced in Air", tanto più se si tiene conto dei due EP che hanno seguito quest'ultimo album, "Re-Traced" e "Carbon-Based Anatomy", e che già anticipavano alcuni dei tratti caratteristici delle atmosfere che stiamo per affrontare.Delle atmosfere che, come anticipato, suonano molto differenti da quelle dei lavori precedenti, ma allo stesso tempo risultano anche molto familiari grazie ad un'espressività che è inconfondibilmente propria dei Cynic. Malgrado ciò, è comunque difficile che "Kindly Bent To Free Us" lasci immediatamente il segno, poiché proprio l'apertura delle atmosfere e la mancanza di growl incide sul dinamismo dell'album. Rispetto a "Traced in Air" il contrasto tra bianco e nero è attenuato in favore del primo, e a risentirne è il potenziale drammatico dell'intero lavoro. Ma questo, ad ogni modo, non significa che la terza fatica dei Cynic manchi di spunti interessanti.La formazione, ridotta a trio, è -come sempre- tecnicamente superba. Il basso di Malone è assolutamente all'altezza della posizione in primo piano che occupa per tutto l'album, Reinert congiunge solidità e gusto alla batteria, mentre la chitarra di Masvidal intesse trame complesse ma melodicamente avvincenti.

Quest'ultimo regge anche l'intero fardello delle parti vocali dell'album con risultati non proprio naturali (considerando i tanti effetti usati) o esemplari, ma che comunque ben si sposano con le tematiche trattate nei brani: i testi sono intrisi di riferimenti a filosofie orientali (il titolo stesso dell'album è un riferimento al testo buddista "Kindly Bent To Ease Us") spesso filtrati attraverso il pensiero di filosofi della controcultura come Terence McKenna o Alan Watts (di cui sentiamo la voce in "Moon Heart Sun Head").Anche se il livello qualitativo generale non è all'altezza dei due lavori precedenti, è difficile trovare un vero e proprio punto debole tra brani come la coinvolgente "The Lion's Roar", la mistica "Kindly Bent to Free Us" o la memorabile "Holy Fallout".  "Kindly Bent To Free Us" è quindi un disco estremamente massiccio, che risente del paragone con album titanici come "Focus" e "Traced in Air" ma che sarebbe un errore sottovalutare. I Cynic non saranno forse fedeli al Death Metal, ma dimostrano invece di esserlo, progredendo ancora una volta, al Progressive. E proprio gli appassionati di quest'ultimo troveranno in "Kindly Bent To Free Us" un buon pane per i loro denti.

Francesco CiceroGenere: Progressive Rock/MetalLine-up:
Paul Masvidal - chitarra, voci
Sean Malone - basso fretless, chapman stick
Sean Reinert - batteria, tastiere

Tracklist:

"True Hallucination Speak"
"The Lion's Roar"
"Kindly Bent to Free Us"
"Infinite Shapes"
"Moon Heart Sun Head"
"Gitanjali"
"Holy Fallout"
"Endlessly Bountiful"

Artisti simili: Æon Spoke, Gordian Knot, Portal, Porcupine Tree, Exivious