Approcci diversi d'insegnamento

Approcci diversi d'insegnamento
Cari MusicOffili eccoci giunti al mio primo articolo, naturalmente riguardante uno degli aspetti che preferisco del mio lavoro: la Didattica.
Visto che ho la fortuna di insegnare da tanti anni, mi piacerebbe condividere con voi le diverse esperienze, riflessioni e consigli legati al gestire classi individuali, collettive, seminari e demo.
Partiamo dai casi più frequenti, e quindi dalla lezione individuale o collettiva. 
Non esiste una tipologia migliore di un’altra (per l’allievo e l’insegnante).
Ognuna ha i suoi pregi e le sue difficoltà da superare. Lezione individuale
  • Gestione della lezione
L’allievo che prende lezioni individuali di solito è il caso più frequente all’interno delle scuole di musica italiane. Lavorare con una sola persona permette di poter contare su di un’attenzione totale e di poter dare attenzione totale. Questa concentrazione dev’essere però ogni tanto alleggerita (il rischio è che la lezione diventi troppo “tesa”). È giusto ogni tanto lasciare dei momenti di relax nei quali suona l’insegnante per dimostrare ciò che l’allievo dovrà studiare a casa o parlare di altro (effettistica, teoria, vita vissuta). L’essere da soli permette di essere più schietti, diretti e a volte (quando necessario) più duri nel marcare le mancanze dell’allievo.
  • Personalizzazione del percorso didattico
Poniamo particolare attenzione a questo aspetto perché, se non è ben programmato ed affrontato con “lucidità didattica”, può a volte farci perdere di mira gli obiettivi che ci siamo prefissati all’inizio dell’anno per quell’allievo. Attenzione quindi a non diventare troppo flessibili... c’è rischio che il programma subisca frenate/sbandate negative. Ampio spazio alle peculiarità e richieste dell’allievo ma sempre con un occhio al programma: verremo ripagati con una crescita veloce delle abilità dello studente.
  • Il confronto
Dobbiamo ricordarci che l’allievo che segue lezioni individuali non ha un confronto con altri chitarristi riguardo al suo operato come invece accade nella lezione collettiva. Dev’essere quindi nostro compito tenere alta la determinazione, stimolare lo studente a dare il massimo e a non “sedersi sugli allori”. Se fa già bene dobbiamo spingere a fare ancora meglio. È importante, ancora una volta, avere un programma ben delineato, in modo da poter confrontare i risultati dell’allievo con i nostri “parametri” generali.
  • Aspetto personale
L’allievo spesso si sente più libero nel confidare difficoltà, dubbi o problemi legati allo studio, ma anche a questioni personali. L’insegnante, se si è instaurato un bel rapporto, diventa quindi un confidente che a volte è chiamato a dare pareri o consigli su “affari” che di musicale hanno ben poco. Ritengo che un buon insegnante non debba esimersi dalla responsabilità di essere un buon “educatore”: credo sia giusto essere disponibili all’ascolto, sviluppare la propria empatia e cercare di essere diretti e sinceri nei propri commenti, ma credo anche che ci sia una linea sottile che è opportuno non superare mai e che corrisponde al rispetto dei reciproci ruoli. Quest’ultimo aspetto potrà sembrare antipatico, ma è uno dei punti chiave per mantenere l’integrità del percorso. Eccedere in confidenza e familiarità può portare alla perdita di autorità nell’insegnare, impartire lezioni, assegnare compiti e, perché no, fare rimproveri. D’altro canto, avere un insegnante disponibile, con cui si sta bene potendo essere se stessi, è uno dei propulsori più grandi che entusiasma e motiva un allievo. Nella classe si affrontano altri tipi di “difficoltà”. La lezione collettiva è indubbiamente un momento di gran divertimento, di confronto, di stimolo reciproco.
  • Gestione della lezione
Dal punto di vista didattico è necessario adoperarsi in maniera più efficace e intensa per mantenere sveglia l’attenzione. Un modo interessante è quello di sfruttare l’esecuzione di un allievo per renderla un esempio (positivo o negativo) per tutta la classe. Sentirsi osservato è uno stimolo per suonare meglio, dover osservare per poi valutare è uno stimolo a guardare con gli occhi di un professionista (e naturalmente mantiene sveglia l’attenzione). Essendo impossibile dedicare tutta la lezione ad un solo allievo, diventa molto importante essere veloci, efficaci e precisi nel dispensare consigli, giudizi o critiche ad ognuno degli studenti. Non è possibile dilungarsi troppo sull’errore di un singolo, ed è quindi importante “trasformare” la valutazione di un’esecuzione in un consiglio di utilità collettiva. Dal punto di vista comunicativo è importante ricordarsi di cercare continuamente con lo sguardo ogni singolo allievo, senza escludere o privilegiare nessuno, e facendo quindi sentire che stiamo lavorando come un gruppo.
  • Il percorso didattico
In questo contesto è importantissimo avere un programma da rispettare: le diverse abilità, velocità di apprendimento e tempistiche di studio rendono indispensabile avere un piano di studi preciso che sproni chi tende a rallentare e possa comunque essere stimolante (magari aggiungendo esercizi extra) per chi “corre” più veloce. Un buon modo per ottenere il meglio da tutti è contare su un programma vario, multistile e arricchito da “trucchi ed effetti speciali” che sappiano stimolare l’interesse di amanti di stili diversi.
  • La motivazione
La motivazione di una classe è un “affare” molto delicato. Può essere “influenzata” positivamente o negativamente anche da un solo allievo. A volte lo “scazzo” di un singolo può trascinare nel baratro tutti, perchè rischia di settare uno standard troppo basso. Puntiamo quindi a mantenere alto l’entusiasmo e convogliamo l’attenzione di tutti verso chi fa meglio degli altri, che diventerà un esempio da seguire.
  • Aspetto personale
Attenzione a soffermarsi o a rimarcare aspetti personali non legati prettamente alla musica, o ad esagerare con battute pungenti. Non siamo tutti uguali: qualcuno potrebbe  ridere di gusto, qualcun altro soffrirne e di conseguenza perdere l’entusiasmo nel venire a lezione. Discorso ben diverso meritano i Seminari e le Demo. Rock Guitar Academy - CCRTenere una clinic spesso vuol dire riferirsi a diverse decine di persone, di qualsiasi preparazione tecnica ed estrazione musicale. Di conseguenza, è fondamentale pianificare un percorso, un discorso che non diventi mai eccessivamente tecnico ed ostico. Se mantenere viva l’attenzione già con poche persone a volte è fisiologicamente difficile... immaginiamo in questo contesto.
Si rende necessario un vero e proprio spettacolo: studiato, programmato per essere divertente, efficace, “leggero in alcuni punti”, coinvolgente. Bisognerà essere veloci nel presentare gli argomenti, fornire informazioni dirette, coinvolgere con lo sguardo tutti i partecipanti.
È sempre utile preparasi una scaletta, memorizzare e ripetere i punti chiave del nostro seminario e naturalmente...sorridere! Ottenere partecipazione, risate, divertimento, interesse, domande, è lo scopo di un seminario. È fondamentale ricordare che stiamo fornendo un servizio: vogliamo far passare più concetti musicali possibili ad un pubblico che vuole “spremere” tutto il nostro sapere.

Ed infine... la demo: il vero momento dello Show!!! Decine, centinaia di persone che passano davanti al vostro stand, che possono essere chitarristi accaniti o... suonatori di fisarmonica! In questo momento siamo musicisti/attori/showmen. Spesso non vi è niente di didattico in questi contesti, ma si tratta semplicemente di richiamare l’attenzione di un numero importante di persone verso di noi. Dobbiamo impressionare, lasciare un bel ricordo, stimolare gli avventori a scoprire di più sul nostro conto.
Non c’è tempo d’improvvisare... tutto dev’essere scritto, provato e riprovato, perché spesso i minuti a nostra disposizione sono veramente pochi. Anche in questo caso non dobbiamo dimenticare che è nostro dovere professionale essere utili, e quindi cerchiamo sempre di legare ai pezzi eseguiti delle descrizioni, delle nozioni tecniche, dei suggerimenti. Stimolare le persone a conoscerci può portarle a visitare i nostri siti e magari ad instaurare un rapporto didattico che può dare frutti meravigliosi. Diversi allievi mi hanno conosciuto in fiere musicali o seminari in giro per l’Italia! Per concludere: è importante variare e studiare i diversi approcci all’insegnamento. Preparare il percorso e “ragionare” la comunicazione non vuol dire essere artificiosi o finti, ma vuol dire fornire il servizio, l’aiuto, migliore all’allievo che si affida a noi per migliorare e far crescere una grande passione. Io guardo al risultato! e sono fiero di affermare che, con i miei allievi del corso CCR,  ogni giorno raccolgo grandi soddisfazioni! Nel prossimo appuntamento: “Musicista... il mestiere più bello del mondo?” Ciao a tutti e buona musica. Roberto Fazari
Rock Guitar Academy