Amaze Knight - The Key

Amaze Knight - The Key
La gioia più grande per un appassionato ascoltatore musicale è trovarsi tra le mani un disco inaspettatamente valido ed appassionante. Non c’è assolutamente alcun dubbio nel dire che fin dal primo ascolto di questo “The Key”, dei nostrani Amaze Knight, è facile rimanere piacevolmente colpiti. Gli Amaze Knight sono una band di Torino, nata nel 2010 dall’incontro tra il chitarrista Christian Dimasi e il batterisa Michele Scotti, solamente qualche tempo dopo sono entrati a far parte del gruppo anche Fabrizio Aseglio (voce) e Matteo Cerantola (basso).Il progetto Amaze Knight non è facilmente definibile. Per non doversi impegnare troppo si potrebbe facilmente ricondurre la proposta della band ad un progressive rock/hard rock, un felice connubio tra Tool, Porcupine Tree e i più melodici Dream Theater, ma ogni stretta definizione di genere suona davvero poco calzante per un gruppo che fa dell’eterogeneità musicale uno dei propri punti di forza. Il debutto del gruppo s’intitola per l’appunto “The Key”, distribuito in maniera totalmente gratuita, scelta che con i tempi che corrono fa grande onore al gruppo, soprattutto considerata la qualità del lavoro. Uno stacco di batteria apre l’epico incipit che da il via a “Imprisoned (shadows past)”, primo effort musicale di questo concept composto da cinque tracce, per un totale di circa quarantacinque minuti di musica. Il brano è un vero shock sonoro per il primo minuto abbondante, in cui una successione di riff granitici crea il giusto preludio alla voce di Aseglio, che arriva perfettamente calzante con l’atmosfera d’aulico lirismo strumentale. Da subito emergono prepotentemente le tastiere suonate da Max Tempia, al quale s’ascrive una presenza solistica encomiabile e dalle sonorità selezionate a regola d’arte. Il gruppo suona quadrato e compatto, nessuno sembra mai agire fuori dai ranghi d’economia generale del brano.Quando può sembrar d’avere intuito il procedere di “Imprisoned” ecco sopraggiungere un intermezzo lento introdotto dal pianoforte. È in questo frangente che Aseglio regala il meglio di sé, forse perché le sonorità più quiete permettono alla voce di farsi apprezzare in sfumature diverse. La vera chicca del brano è ancora da svelarsi, ma giusto dietro l’angolo, perché quando il cronometro segna gli otto minuti passati, si fa largo un incalzante riff di basso pronto ad aprire per la tornata finale del brano.
Quando si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera…“Restless soul” apre nuovamente con un fraseggio di basso, presto affiancato dalle note della chitarra di Dimasi. Il brano impiega pochi secondi a ritrovare la dirompente verve che aveva caratterizzato anche la prima traccia. Il tiro del pezzo è deciso e sensibilmente più heavy rispetto al precedente. Forse è qui che si può sottolineare l’unico momento in cui la voce di Aseglio suona leggermente troppo flebile rispetto alle sonorità dell’ensemble, al contrario, sempre unito e travolgente. Ma non è niente di cui preoccuparsi o che riesca ad intaccare la bontà del progetto. Già dalla seconda traccia s’inizia ad intuire la sonorità generale della band, capace di punte qualitative di gran rilievo, ma soprattutto di una complicità che riesce a trasparire anche dall’ “immobilità” del formato “da studio”.Soggettivamente “Heartless” è il momento più suggestivo del concept, terza parte o, meglio ancora, movimento. “The Key” assomiglia sempre più ad una suite, intesa nella maniera più accademica e classica. “Heartless” è uno slow-tempo denso d’atmosfera e ricco di un pathos quasi arcaico, che si mescola però in maniera perfetta con la modernità delle scelte sonore e delle composizioni. Davvero affascinante il solo di chitarra di Dimasi, accompagnato da una particolare scelta ritmica della batteria di Scotti, che verso la fine dell’episodio solistico sembra accennare dei di marcia marziale. Davvero sorprendente l’inserimento di sonorità d’archi per accompagnare il finale del brano, probabilmente il più riuscito dell’intero disco.L’ultima traccia “Liberation”, è ascoltabile e divisibile in due sezioni separate, “The reflection” la prima e “A new day” la seconda. Decisamente un brano impegnativo che trova senso solamente in un ascolto congiunto delle due sezioni, per poter così assaporare i colori e le mille sfumature dell’eccellente lavoro compositivo. “Liberation” è un ottimo esempio di commistione di diversi tempi, amalgama strumentale e di vero e proprio viaggio musicale. Il percorso di “The Key” si chiude con un brano dai variegati sapori, forse vero emblema del gruppo, che trova così nelle due sezioni della traccia la possibilità di mostrare a pieno la propria duttilità d’influenze e di stili.
“Liberation” forse più di tutti gli altri è un brano che va ascoltato e non raccontato, per godere al meglio delle tante sorprese che può nascondere tra i propri meandri. Si conceda però un plauso alla sezione pianistica che fa da spartiacque tra le due parti del brano, un po’ debussista, scostante e intrigante allo stesso tempo.È quasi superfluo, dopo tante parole già spese, sottolineare la qualità del gruppo. Certamente la nostra scena musicale avrebbe bisogno di più proposte dello stesso valore, o forse di lasciar emergere in maniera appropriata quelle che già esistono.
“The Key” è un disco che può mettere d’accordo diversi appassionati, quello più predisposto alle composizioni “pesanti”, ma anche quello più quieto ed intimista. L’intero album suona deciso, sciolto e sempre coerente. Il gruppo è compatto, condotto dal preciso e poliedrico drumming di Scotti e dalle imponenti linee di basso di Matteo Cerantola. Dimasi alla chitarra e Aseglio alla voce sono il giusto coronamento di una formazione davvero solida e performante. È notizia dell’ultima ora che Tempia, fino a poco fa solamente ospite in fase di registrazione, è entrato a far parte stabilmente della band, ottima aggiunta anche in vista della ri-proposizione live dei brani. Sicuramente quello della band di Torino è uno dei nomi da segnare in previsione futura.Decisamente un lavoro che richiede massima attenzione e concentrazione, non permette ascolti distratti o “di sottofondo”. Gli Amaze Knight ed il loro “The Key” vogliono farsi ascoltare in ogni particolare, proprio perché molta cura è stata riposta in ogni minimo dettaglio. Intricato, a tratti destabilizzante ed assolutamente consigliato.

Francesco Sicheri

L'intero album "The key" è disponibile per il download gratuito tramite l'area download del Sito Ufficiale.


 Genere: Progressive/Hard-RockGruppi simili consigliati: Tool, Porcupine Tree, Dream Theater

Lineup: 
Christian Dimasi - chitarra
Michele Scotti - batteria
Fabrizio Aseglio - voce
Matteo Cerantola - basso
Max Tempia - tastiere

Tracklist:
01 - Imprisoned (Shadow's Past)
02 - Restless Soul
03 - Heartless
04 - Liberation - The reflection
05 - Liberation - A new day