Non dategli del blues, ma non dite neanche che sono solamente un gruppo rock. Non è davvero il caso di ridurre ad etichette un ensemble tanto ricco di sfumature e colori. Ad un anno di distanza da “Hisingen Blues” arriva “Lights Out” ed i Graveyard tornano sulla piazza ancor più carichi di quell’aura esotica che li aveva contraddistinti fin dall’esordio.
Si dice che, un po' come il vino, anche noi invecchiando miglioriamo: diventiamo più saggi, realisti, affidabili, responsabili etc... Non si tratta certamente di un teoria scientifica visto che può essere contraddetta da molti esempi, ma un fondo di verità lo ha senza dubbio: crescendo e invecchiando cambiamo.
Con la stellare produzione di T-Bone Burnett, arriva a ben quattordici anni di distanza dal precedente "Searching For Simplicity" (1997, Sony) il settimo album solista di Gregg Allman, fondatore con il compianto fratello Duane (1946-1971) dell’Allman Brothers Band.
Dopo due anni in cui le vicissitudini di questo gruppo metal brasiliano lo davano ormai per spacciato da parte di critica e pubblico, gli Angra escono dal "coma profondo" (caratterizzato dalla "dipartita" verso progetti solisti di 3 dei 5 membri) che sembrava ormai averli inghiottiti, per regalare al panorama della musica sudamericana e mondiale un altro "masterpie
Bisognerebbe più spesso guardarci dietro le spalle se il risultato è la possibilità di ascoltare quello che viene proposto in questo doppio album dove le voci dei due grandi artisti potrbbero essere tranquillamente la sola musica presente.L'invidia e lo stupore sono totali se si considera il fatto che le voci di Otis e Aretha risuonano melodiose, potenti, armoniche,