All The Mornings Of The World - Did You...

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Recensione

La prima impressione è sempre determinante, motivo per cui il debutto discografico è argomento delicatissimo da affrontare per ogni band. In questo caso ci troviamo di fronte a “Did you miss me?”, prima uscita discografica dei torinesi All The Mornings Of The World. Artwork colorato e cinque tracce sono il biglietto da visita per un progetto a tutti gli effetti davvero intrigante. Fin dalla presentazione del gruppo s’intuisce che tendere l’orecchio è cosa conveniente, questo perché già nella lineup s’incontra qualcosa di singolare. Gli ATMOTW sono un power trio molto particolare, composto da chitarra, batteria e chitarra stick/voce, il progetto è nato dagli intenti del musicista e compositore Mattia Clera (stick), di voler portare il proprio strumento fuori da quel mondo solitamente attribuitogli. Certo l’esclusione del basso da un trio, in prima battuta può sembrare una mossa alquanto azzardata, ma solo l’ascolto del disco può fugare ogni dubbio, qualsiasi esso sia.

Louder you laugh” apre questo mini-album/ep in maniera decisa, con una linea melodica solistica di buona presa, subito accompagnata da un sound generale costruito in maniera solida. Il brano stabilisce le sonorità che saranno poi ricalcate dal resto della tracklist, sempre saltando da sezioni costruite sull’intreccio di sottili linee melodiche ad altre basate su accordi dal forte impatto. Inevitabilmente l’originalità della formazione si riflette sull’atmosfera generale dei brani, confermata anche dal brano “Frances”, grazie ad una sempre efficace mescolanza di buon materiale melodico e sezioni dai riff più solidi e compatti. È proprio nella seconda traccia di questo mini-album che emerge decisa l’ottima prestazione vocale di Mattia Clera, sempre ben accompagnato dalle backing vocals di Stefano Rizzo. È un disco pregno di pathos questo “Did You Miss Me”, difficilmente ascrivibile al solo genere progressive e sicuramente padrone di molte altre atmosfere.



Il ventaglio di colori si apre ancora più con l’intro lenta della chitarra acustica in “Aurora by Rosy Fingers”. Brano cadenzato dal tiro cullante, ben calibrato sui quattro minuti scarsi della sua durata. Malgrado non vi siano mai grandi scarti dinamici dal punto zero d’inizio, la traccia non arriva mai a stancare l’ascolto. Potremmo definirla una ballad romantica, una stralcio più pacato e riflessivo all’interno della tracklist, “Aurora by Rosy Fingers” è una traccia capace di calcare la mano sul lato melodico senza mai suonare banale.
È forse questo uno dei punti più interessanti del disco, perché malgrado non porti con se sonorità totalmente sconosciute, in nessun punto della sua durata risulta mai scontato o prevedibile.

Douglas Firs” giunge dopo un brano sicuramente molto piùo caratterizzato e soffre forse un po’ della posizione in scaletta, posto nel mezzo di due fra i brani migliori del lotto. È comunque una traccia solida, ma sicuramente rispetto al resto dei brani non desta troppo interesse o non presenta strutture o momenti di spicco tali da emergere.

A chiudere questa prima prova degli All The Mornings Of The World è il brano …And Nothing Will Be The Same”, aperto da una delle linee melodiche di maggior presa di tutto l’album, capace in pochi minuti di dar sfogo ad una traccia carica e trascinante. Sarà perché porta con se la fine del lavoro, ma “…And Nothing Will Be The Same” colpisce più che mai per la sua capacità d’essere assimilata in breve tempo e rimanere ben fervida nella memoria, complice un apparato vocale e melodico ben studiato, accompagnato dal sostegno di una base solida e variegata, sia nell’accompagnamento chitarristico che nella sezione di batteria.

Sicuramente un inizio più che mai incoraggiante per gli ATMOTW, sorpresa più che mai gradita nel panorama emergente italiano. Le sonorità di alcuni momenti ricordano un felice mix tra i migliori Creed e i più melodici Staind, anche se generalmente è davvero difficile accomunare il trio torinese ad altre band del panorama hard-rock e prog. Sarà una casualità che un’altra interessantissima band provenga dalla stessa Torino degli Amaze Knight? Forse si, o forse è sintomo di una scena emergente sempre attiva e prolifica, capace di concentrare nella stessa città svariate ed interessantissime realtà musicali.

Un debutto discografico come “Did You Miss Me?” lascia davvero felici e speranzosi, un altro ottimo prodotto che si aggiunge al grande anno musicale che è stato il 2012, restiamo in attesa di vedere la band dal vivo o magari con un’uscita discografica più completa ed articolata. Se proprio si dovesse trovare per forza una pecca a questo mini-album è, con le sue sole cinque tracce, proprio la sua brevità, ma non credo ci sia da precisare che parlare di pecca è davvero esagerato.
Melodico, granitico ed egregiamente suonato.

Francesco Sicheri


 



Genere: Alternative Rock

Lineup:
Stefano Rizzo - Guitar/Backing Vocals
Mattia Clera - Stick/Vocals
Alex Bonacci - Drums

Tracklist:
1. Louder You Laugh
2. Frances
3. Aurora By Rosy Fingers
4. Douglas Firs
5. And Nothing Will Be The Same