In sintesi. Ace Frehley, chitarrista originale e “Spaceman” dei KISS, ha definito il suono del quartetto con riff e assoli costruiti su Gibson Les Paul e Marshall. Una carriera di eccessi, ironia e imperfezione cercata, dall’audizione leggendaria del 1973 fino all’ultimo album “10,000 Volts” (2024). Il ritratto di uno spirito libero che ha formato generazioni di chitarristi rock.
Ace Frehley e stato il chitarrista che ha dato fuoco alle polveri del suono dei KISS e ha incarnato lo spirito piu libero e selvaggio dell’hard rock americano degli anni ’70. La sua storia resta una delle piu autentiche e indomabili del rock chitarristico.
Il mondo lo ha conosciuto come “Space Ace”, volto alieno e chitarra infuocata di album diventati pietre miliari come Kiss (1974), Destroyer (1976) e Love Gun (1977). Ma dietro al trucco argentato e agli assoli esplosivi c’era un musicista inquieto, ribelle e spesso autodistruttivo, che ha vissuto il rock senza filtri né compromessi.
La sua parabola, iniziata con un’audizione leggendaria (“Sono entrato con una scarpa arancione e una rossa… ma avevo un Marshall con un fottuto gran suono”), ha cambiato la storia del gruppo e, probabilmente, dell’intero genere.
Lui stesso, nell’intervista rilasciata ad Andrew Daly per ClassicRockHistory.com, non aveva dubbi: “Probabilmente i KISS non avrebbero mai avuto un contratto discografico senza di me”.
“Io ero il suono dei KISS”
Frehley non ha mai nascosto il suo pensiero: “Leggo spesso in rete che ero io il suono dei KISS”, diceva. E in effetti il suo stile chitarristico – graffiante, diretto, intriso di blues e spazio cosmico – era la scintilla che trasformava i riff di Paul Stanley e Gene Simmons in bombe da stadio.
Eppure, dietro a quell’alchimia, c’erano tensioni profonde. “Paul era un maniaco del lavoro, io un alcolista. E anche Peter Criss lo era”, raccontava nella stessa intervista con il suo sarcasmo tagliente. “Per qualche motivo, però, quando salivamo sul palco succedeva la magia.”.
Il logo, gli errori e l’arte dell’imperfezione
Fu proprio Ace a ideare il celebre logo con le due “S” a forma di fulmine, poi rifinito da Stanley. Un dettaglio tra i tanti che raccontano il suo ruolo fondativo. Ma il suo contributo andava oltre la grafica: era il lato più umano e imperfetto di una macchina spesso ossessionata dal controllo.
“Facevo un errore e ci ridevo sopra, perché questo è il rock’n’roll”, spiegava. “Paul invece si girava e lanciava occhiate assassine a Peter ogni volta che sbagliava”. Per Frehley, la musica dal vivo doveva essere sporca, viva, imprevedibile, non chirurgicamente perfetta.
La caduta e la rinascita
Negli anni ’80, Ace affondò nell’abisso dell’alcol e delle droghe, anche se tentò un rilancio solista con dischi come Frehley’s Comet (1987) e Trouble Walkin’ (1989). Nonostante le difficoltà, l’ombra dei KISS restava sempre alle sue spalle. Persino durante la reunion tra il 1996 e il 2002, quando sosteneva di essere sobrio, la realtà era diversa.
La svolta arrivò solo nel 2006, con una sobrietà finalmente reale e una nuova fase creativa culminata nel suo ultimo album, 10,000 Volts (2024). Eppure, la ferita con la band non si è mai rimarginata del tutto. “Non mi hanno mai chiesto di tornare per il tour d’addio. Mai. Tutto quel parlare… stronzate”.
Il sogno mai realizzato di un ultimo giro
Nonostante tutto, Ace avrebbe voluto un ultimo saluto insieme ai compagni di una vita. “Mi sarebbe piaciuto fare un ultimo giro con i KISS e dare ai fan ciò che chiedevano. Ma non è stato possibile”. E aggiungeva con la sua consueta franchezza: “Se fossi tornato avrei fatto miliardi, ma a quale prezzo? Quelli sono workaholic ossessionati dalla perfezione… anche se non l’hanno mai raggiunta”.
Lui, invece, aveva imparato a guardare oltre il denaro: “Se non avessi lasciato la band non avrei avuto la carriera solista che ho avuto. Certo, con questa non ho fatto i miliardi dei KISS, ma chi cazzo vuole far parte solo di un’accozzaglia di soldi?”
L’eredità di uno spirito libero
Ace Frehley non era un chitarrista impeccabile, e non ha mai voluto esserlo. Era istinto, ironia, caos e cuore, un uomo che ha trasformato i suoi eccessi in energia creativa e le sue fragilità in forza espressiva.
Anche nei rapporti più burrascosi con i compagni, non ha mai negato l’affetto che provava: “Ho preso un sacco di botte da quei ragazzi, ma li amo. Amo Paul, amo Gene, amo Peter. Avrei voluto che le cose andassero diversamente, ma Dio aveva un piano per i KISS e uno per me”.
Resta così il ritratto di uno dei personaggi più autentici e indomabili del rock, un artista capace di lasciare un segno profondo non solo nella storia dei KISS, ma nella memoria di chiunque creda che il rock sia ancora, prima di tutto, libertà, rischio e imperfezione.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Ace Frehley
1. Chi e Ace Frehley?
Chitarrista statunitense, membro fondatore dei KISS, interprete del personaggio dello “Spaceman” con il make-up argentato del quartetto.
2. Quali album lo rendono iconico?
I dischi con i KISS come “Kiss” (1974), “Destroyer” (1976) e “Love Gun” (1977), e la carriera solista da “Frehley’s Comet” (1987) fino a “10,000 Volts” (2024).
3. Qual era il suo suono?
Graffiante, diretto, intriso di blues e atmosfere cosmiche: Gibson Les Paul + Marshall, il riferimento del rock da stadio anni ’70.
4. Perche lascio i KISS?
Conflitti interni, alcol e dipendenze lo portarono fuori dalla band negli anni ’80. Torno per la reunion tra il 1996 e il 2002, poi prosegui da solista.
5. Cosa resta della sua eredita?
Ha ideato il celebre logo con le due “S” a fulmine (poi rifinito da Paul Stanley) e ha mostrato che nel rock dal vivo l’imperfezione e energia: un modello per intere generazioni di chitarristi.










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